Celentano versus Catullo

                                                                                  (clikka per il pdf del numero di novembre di Pass)

Ma chi se la ricorda la canzone “24 mila baci” di Adriano Celentano? Ma, in effetti, perché proprio a lui e a questa canzone dovremmo mai pensare? 
“Amami, ti voglio bene! Con 24000 baci oggi saprai perché l’amore vuole ogni istante mille baci”. Celentano con quella sua voce si rivolge a una donna misteriosa e la invita ad amarsi e a scambiarsi migliaia di baci. 
E a questo punto sapete chi più di tutti questo testo mi ricorda? La mia mente viene ora catapultata in una Roma tardo-repubblicana del I secolo a.c! Più precisamente, mi viene alla mente Gaio Valerio Catullo e il suo bel Liber. E che cosa sarà mai? Il Liber è una raccolta di frammenti di poesia ed è formato da 116 carmi suddivisi in 3 sezioni, la prima delle quali è stata chiamata Nugae dal latino “bazzecole, sciocchezze” per indicare e racchiudere i carmi dedicati al tema della passione bruciante, dell’amore contrastato che genera dissidio dell’anima. Scrivere di questi argomenti, all’epoca, non era ben visto. Di queste poesie quella su cui mi soffermo è il Carme 5 nel quale Catullo esordisce con la celebre ed imitata frase: “Vivamus mea Lesbia, atque amemus”.“Viviamoci, mia Lesbia, e amiamoci”
La passione, l’amore per Lesbia sono descritti come appaganti e felici. Le tenebre della gelosia sono celate. E’ un esortazione all’amarsi, al vivere la passione amorosa lontana dalle frustrazioni del tempo che incessantemente scorre e non si ferma per nessuno. 
Anche Celentano bene se n’è accorto duemila anni dopo Catullo, quando, con la sua voce, ci canta: “con 24000 baci felici corrono le ore, d’un giorno splendido, perché ogni secondo bacio te.” Questo toccante invito a vivere il sentimento nasce dall’amara consapevolezza della caducità e della brevità dell’esperienza umana. Catullo esorta la sua Lesbia ad amarsi, e a vivere il tempo che hanno a disposizione appieno, ignorando i commenti dei più vecchi, le opinioni degli invidiosi. E’ un invito ad amarsi felicemente, a darsi cento e mille baci, altri mille ancora fino a mescolarli e a non sapere quanti se ne sono dati. Perché per Catullo la vita è breve (e le ore corrono anche per Adriano), il sole può sorgere, tramontare e sorgere ancora ma lascia indietro senza curarsene, l’uomo. La nostra vita è una breve luce in questo universo e la notte eterna ci prenderà inevitabilmente. 
Catullo faceva parte di quella nuova corrente di poeti che un Cicerone ormai maturo e civilmente impegnato denigrava per quel loro modo di poetare e scrivere con forte desiderio di innovazione e che con disprezzo definiva Poetae Novi. Lontano dunque dal genere epico e drammatico, avulso dalla poesia a scopo sociale e politico, Catullo nel suo libellus affronta il tema d’amore spinto dal desiderio di dar voce a quei sentimenti che urlavano inascoltati dentro lui. E l’eco delle sue parole , dei suoi scritti e delle sue preoccupazioni giunge ancora a noi in un’epoca sì diversa e mutata, eppure ci fa accorgere di come l’emozione e il sentimento siano immortali e sopravvivono al tempo.

di Diana Gualtiero

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