Renzi, la violenza negli stadi e l’utopia del modello americano

                                                                                           (clikka per il pdf del numero di novembre di Pass)

Torneremo ad essere un paese normale e credibile quando rottameremo anche i tornelli e si potrà andare in curva con i bambini, fianco a fianco con i tifosi delle squadre avversarie“, queste le parole di Matteo Renzi, pronunciate dal palco della Leopolda. Il Presidente del Consiglio ha continuato: “Io sogno il modello americano, quello delle partite della NBA dove tu non hai paura di avere accanto qualcuno che tifa per l’altra squadra, anzi magari ti fa anche piacere confrontarti con lui.
Sorge subito una domanda: “È davvero possibile importare il modello americano?”. 
I pittoreschi tifosi degli Oakland Riders, squadra
di football americano.
La prima ragione di diversità rispetto al mondo sportivo italiano (o europeo), si nota nella geografia d’oltreoceano: le distanze da coprire fra le città non sono nemmeno paragonabili a quelle nel belpaese. I tifosi del basket NBA (e degli altri sport professionistici) difficilmente vanno “in trasferta” a sostenere i propri beniamini. Per questo motivo non esistono sezioni per gli “ospiti”, nè si è diffusa la mentalità di attaccare le tifoserie avversarie (che si possono incontrare solo in casi rari). Tra l’altro, mentre in Europa una squadra è espressione della propria fede sportiva, nel caso americano la partita diventa soprattutto un pretesto per far festa. Mascotte, cheerleaders, spettacoli durante gli intervalli, eventi paralleli e grigliate nei parcheggi: ogni partita è presentata al pubblico come uno spettacolo a 360° e andare allo stadio è un modo per passare una giornata in famiglia. Il football o il basket in sé sembrano avere un ruolo addirittura marginale. Naturalmente negli USA non è tutto “rose e fiori”, perchè spesso la violenza, assente sugli spalti, si esprime con altri risvolti nella vita quotidiana.
Renzi, però, non è del tutto fuori strada: qualche aspetto del modello americano può fornire idee per migliorare la vivibilità degli stadi italiani. Nel campo della “prevenzione”, alcuni club promuovono iniziative che puntano a rendere la partita della Domenica una vera festa, collaborando con le scuole calcio e coinvolgendo le famiglie. Sul fronte correttivo, colpire gli eccessi con fermezza ha dato ottimi risultati anche in Inghilterra, patria degli Hooligans: la normativa “Daspo” sta funzionando. 
Infine gli USA ci surclassano senza dubbio per la cultura sportiva, in particolare nelle scuole. Non c’è la pretesa – insensata nel nostro contesto socio-culturale – di copiarne il sistema, ma in molte High School ed in qualsiasi College, gli studenti hanno a disposizione strutture sportive per nulla inferiori a quelle dei professionisti.
In Italia invece? Quanto si investe nello sport, quello vero, praticato da bambini e giovani? Un esempio: l’università di Louisville, solo per la propria squadra di basket maschile, nel 2013 ha investito $19,5 milioni. Incassandone $43,9. Sicuramente simili eccessi portano in dote anche risvolti negativi, ma rimane incalcolabile l’abisso di differenza fra la mentalità americana e quella italiana. I latinisti direbbero “in medio stat virtus”…

di Alessandro Bonfante

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