Immortalità: dono o maledizione?

Nell’antichità, l’immortalità fisica era una qualità esclusivamente adibita agli dei, intesa, infatti, come un dono: non morire mai, rimanere giovane per sempre ed avere tutto il tempo del mondo … chi direbbe di no? Eppure letteratura e cinema ci insegnano che non è tutto così idilliaco.

Già nella mitologia classica troviamo un esempio di come l’immortalità sia un’arma a doppio taglio nel mito di Eos e Titone, dove quest’ultimo diviene sì immortale, ma sarà condannato a invecchiare all’infinito. Oscar Wilde ci fornisce forse l’esempio forse più eclatante con il suo romanzo The Picture of Dorian Gray, dove l’immortalità è frutto di un patto con il diavolo e può solo scortare “al lato oscuro”, mentre riscontriamo una versione più fantasiosa e fiabesca nel film Tuck Everlasting (2002), tratto dal romanzo di Natalie Babbitt (1975), dove si riconosce una giovane “Rory Gilmore” che si trova a dover affrontare una scoperta che potrebbe cambiarle la vita. Winnie, innamorata di un giovane ragazzo che è diventato immortale insieme a tutta la sua famiglia, deve decidere se vivere per sempre assieme ai Tuck, oppure continuare la sua vita e provare le gioie di crescere, diventare donna, invecchiare…
Evitando la categoria dei vampiri e licantropi che, negli ultimi tempi, affollano i canali tv e le sale cinematografiche, si può dire che anche il recente film About Time (2013) affronta il tema della bellezza del tempo che scorre e l’ importanza di vivere il presente in un modo del tutto originale: “I just try to live every day as if it was the full final day of my extraordinary, ordinary life.” 
La più recente trasposizione della difficile condizione di “immortale tra i mortali” è la serie tv americana Forever, trasmessa su ABC dal 22 settembre 2014, che ospita come protagonista il talentuoso e affermato Ioan Gruffudd nel ruolo di Henry Morgan, medico legale con una vita simile a quella di chiunque altro, eccetto per un particolare: la sua non finisce mai. Il nostro dottore investiga da 200 anni su come porre fine alla sua esistenza tanto da perdere ogni interesse in essa, almeno fino a quando non comincia a collaborare con la polizia di New York.
Letteratura e cinema ci insegnano che nulla, nemmeno l’immortalità, vale la bellezza della caducità della vita, perché è ciò che la dà sapore.

di Cecilia Aicardi

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