Il mio giorno… da regista

Intervista a chi ha realizzato un sogno: lavorare per ciò che ha studiato.
Stefano Usardi, classe 1977, è regista e sceneggiatore originario di Belluno, attualmente residente a Verona.
Raccontaci un po’ di te, come sei diventato regista?
Ho cominciato guardando decine e decine di film, di ogni genere e nazionalità, poi ho studiato e cercato di capire come potessi arrivare a farmi conoscere dalle persone che aiutano a produrre film. La definizione di regista mi sembra ancora troppo grande, mi definisco realizzatore più che regista. Nonostante devo ammettere che lentamente comincio a capire la mia direzione in quanto possibile regista.
Raccontaci un po’ della tua “carriera” universitaria. Che corsi hai seguito, dove ti sei laureato, eccetera…
Mi sono laureato al DAMS di Bologna, poi mi sono trasferito a Roma e ho conseguito la laurea magistrale in Studi Storico Artistici in Arte Contemporanea, mentre all’Università di Palermo mi sono laureato in Filosofia Estetica. Attualmente sto seguendo un dottorato di ricerca in Filosofia del Cinema presso l’Università di Almeria in Spagna. A Roma mi sono diplomato alla Nuova Università del Cinema a Cinecittà.
Puoi parlarci dei lavori che hai svolto finora?
Ho realizzato svariati cortometraggi di carattere vicino alla video-arte. Poi nel 2011 ho realizzato il mio primo lungometraggio con la partecipazione di Giovanni Morassutti nel quale descrivevo un giovane bibliotecario attratto dalla vita degli altri. Nel 2015 invece ho girato “Il Mio Giorno“, nel quale racconto la storia di un anziano signore che cerca di organizzare il proprio suicidio.
Con chi collabori?
Con moltissime persone altamente motivate e sempre desiderose di fare cose con passione e per le quali il denaro non sia l’unico traino.
L’8 Maggio c’è stata la prima del tuo secondo film, “Il Mio Giorno” con interprete principale Sergio Fiorentini: com’è stato lavorare con una persona famosa come lui?
Sergio era semplicemente un grande. Penso che in Italia non si possa capire come un attore del suo spessore non sia diventato famoso a livello internazionale. Lavorare con lui mi ha fatto comprendere quanto importante sia lo studio e quanto importante sia trattare sempre bene le persone con le quali si collabora: il rispetto è un concetto fondamentale. Lui era un grande signore, oltre ad essere un maestro di recitazione.
Cosa hai in mente per il futuro?
Stiamo lavorando al mio prossimo film che parla di debiti e di viaggiatori. Con una particolare attenzione alla questione degli sbarchi di migranti. Tutto in chiave di commedia, mi piace parlare di temi forti, ma affrontarli con leggerezza.
Che consigli ti sentiresti di dare a chi, come te, sogna di poter fare cinema in Italia?
Sinceramente non posso dare consigli perché ogni percorso è soggettivo e particolare, posso solamente dire che per me è stato ed è importante studiare. Ci sono persone che hanno talenti immensi e persone che devono continuamente cercare di capire. Ecco, io devo ancora imparare molto. Ma sono pieno di energia.
Paolo Ravanini

 

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