La leggendaria “battaglia dei sessi” è al cinema

La battaglia dei sessi

Una partita di tennis, una partita per i diritti femminili

di Chiara Muzzin

Comunque la si veda, “La battaglia dei sessi” è ancora molto attuale, si sa. Da un po’ c’è anche il film, quello che è uscito nelle sale italiane il 19 ottobre 2017, diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris.

I protagonisti sono due pezzi grossi, così come lo sono i personaggi nei quali si sono calati. Emma Stone è una ragazza di 29 anni che quest’anno ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista per La La Land, in La battaglia dei sessi ha la stessa età e ha comunque una vittoria in mano, sportiva e morale. Interpreta la tennista statunitense Billie Jean King, che oltre ad essere una grande atleta è diventata un simbolo della lotta contro il sessismo: si è battuta per il diritto delle donne a ottenere una retribuzione pari a quella dei colleghi maschi, nel suo caso nello sport. Allo stesso modo Steve Carell, vincitore di un Golden Globe nel 2006 e noto in particolare per alcuni film comici, questa volta è Bobby Riggs, uno dei tennisti più forti negli anni ’40. Ma è nel 1973 che si svolge quella che sarebbe diventata una sfida leggendaria, e soprattutto quella che è stata molto più di una partita di tennis, “la battaglia dei sessi”, appunto.

L’istrionico Riggs ha 55 anni, ma ancora tanta grinta e voglia di dare spettacolo: quando scende in campo si parla del “circo di Bobby” per il modo in cui si presenta e per i numeri – non sportivi in senso stretto – che fa. È uno che è capace di giocare travestito nei modi più impensabili, per dire, e vuole dimostrare una cosa: gli uomini sono più forti delle donne. Per molti questo è stato – e forse è – un banale assioma, come ad esempio per Jack Kramer (interpretato da Bill Pullman), maschilista probabilmente ancora più convinto, che in quel periodo era a capo della Federazione americana di tennis. Secondo lui gli uomini sono anche “più divertenti da vedere”, mentre le donne, dal canto loro, farebbero meglio a rimanere relegate in casa e comunque non meritano gli stessi compensi.

Kramer e Riggs sono particolarmente carichi anche perché quest’ultimo porta a casa senza troppe difficoltà una prima vittoria contro una campionessa femminile: il 13 maggio del ’73 batte Margaret Court, soprannominata “The Arm” per la sua potenza. Billie Jean King allora, inizialmente reticente e coinvolta anche in una rivoluzione personale in ambito sentimentale, decide di accettare la sfida che l’atleta maturo le aveva lanciato ancora prima di scontrarsi con la Court. Il punto più importante che segna è quello per l’emancipazione femminile. Sono passati molti anni da quella partita, ma si sente ancora parlare di gender gap negli stipendi. E dire che basterebbe chiuderla con un pareggio, questa “battaglia dei sessi”.

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