È l’ora della green economy

Federico Testa, presidente dell’Enea, spiega come sia giunto il momento di ridisegnare le professioni del futuro con un’impronta verde, in primis dal punto di vista economico. Per uno sviluppo che sia sostenibile anche economicamente.

Di Valentina Anghinoni

Nell’intervento che ha aperto le danze della prima giornata di Univerò lo scorso 24 ottobre, Federico Testa, presidente dell’Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente), ha illustrato a un pubblico di giovani laureandi, e non solo, le possibilità per coloro che vorranno dare il proprio contributo professionale all’interno del mondo della nuova cosiddetta “economia verde” o economia 2.0, anche definita “economia circolare”. Sono stati toccati diversi spunti, che si scontrano tutti con un’ineluttabile realtà: è arrivato il momento di passare dalla teoria della sostenibilità alla pratica. La prassi è proprio il punto debole sul quale dobbiamo concentrare i nostri sforzi come sistema, coinvolgendo istituzioni, aziende, professionisti e, perché no, anche privati.

Cosa si intende per economia circolare, dal punto di vista industriale? Riprendendo le parole del presidente dell’Enea, si tratta di un sistema produttivo che riduce quasi a zero la creazione di rifiuti, perché mira a trasformare gli scarti di una lavorazione in materia prima per un’altra tipologia di attività industriale. I vantaggi per tutte le entità interessate sono notevoli: l’impresa che produce materia di scarto abbatte i costi di smaltimento, mentre l’azienda che deve acquistare materia prima (in questo caso materia prima seconda), lo fa a prezzi contenuti. Per non parlare del notevole vantaggio per l’ambiente, dato che molte risorse oggi si stanno velocemente esaurendo”.

Per rendere possibile questa trasformazione, occorre innanzi tutto modificare i processi produttivi. Testa offre un primo consiglio a coloro che a breve entreranno nel mondo del lavoro: “non importa quali siano le proprie conoscenze professionali, in primis occorre essere curiosi e sempre pronti a pensare oltre gli schemi, perché le professioni del futuro forse non sono ancora state scritte e la capacità di guardare al di là del quotidiano sarà sicuramente un plus importantissimo, almeno per quanto riguarda l’emergenza ambientale”.

Una prima soluzione a livello amministrativo per favorire il cambiamento dei processi produttivi può essere la creazione di un’anagrafe delle materie prime in entrata delle varie attività produttive, mettendo in contatto le diverse realtà industriali di un determinato territorio. Nel nostro Paese siamo ancora molto indietro su questo fronte: l’Italia procede spesso a un passo più lento rispetto a quello di altre realtà europee, anche se ha saputo dimostrare di poter recuperare terreno velocemente.

Spiega Testa: “la nostra economia è composta da tante imprese medio-piccole che si trovano ad affrontare un mercato difficile e non ancora pienamente in ripresa. Si stenta, dunque, ad investire capitali in quelle innovazioni che sarebbero invece fondamentali per entrare nella nuova economia 2.0. In questa prospettiva deve essere incisivo il contributo delle Pubbliche amministrazioni“. A questo proposito, Enea ha recentemente messo a disposizione di chiunque sia interessato l’”Atlante dell’innovazione”. Si tratta di un motore di ricerca contenente oltre 500 schede relative a progetti di studio che coprono diversi settori, oltre che i brevetti custoditi dall’agenzia.

Un altro impegno che l’ente sta portando avanti è quello di porre le basi per sperimentare l’economia circolare in diverse realtà, come a Roma e in una serie di comuni sopra Trento. Questo perché, facendo riferimento a due realtà così diverse, si possono individuare le soluzioni migliori da esportare successivamente in altri contesti.

Siamo solo all’inizio di una grande trasformazione. Per poterne prendere parte attivamente sarà necessario unire le nostre migliori qualità ed aprire la mente a tutti i possibili scenari futuri, oltre che alla quantità di conoscenze che, in un’epoca digitale come la nostra, invecchiano sempre più velocemente lasciando spazio a ulteriori innovazioni.

 

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