L’identità dell’Europa secondo Galli Della Loggia

Galli Della Loggia

«Europa: un’identità problematica, un’unità improbabile»: questo il tema scelto da Galli Della Loggia, che ne ha parlato agli studenti in Univr

di Emanuela Raimondi

L’Europa, i suoi problemi, il suo arduo cammino. Di questo ha parlato, giovedì 16 novembre, lo storico ed editorialista del Corriere della Sera Ernesto Galli Della Loggia, al settimo degli undici appuntamenti del ciclo di conferenze «Europa: eredità, identità, prospettive» organizzato dal Collegio universitario Don Nicola Mazza. Coordinatore dell’incontro Renato Camurri, neo professore ordinario di storia contemporanea al dipartimento Culture e Civiltà. Nella “casa della libertà intellettuale”, così ha definito l’università, Galli Della Loggia ha parlato di identità dell’Europa, termine che richiama le radici di un passato oggi più che mai importante per guardare al futuro.

In primo luogo lo storico ha spiegato il concetto di identità, che richiama le cose fondamentali di una comunità politica, il suo passato, la sua storia culturale, religiosa, artistica. La molteplicità delle identità rappresenta un arricchimento, non un’esclusione.

“Voler concepire una formazione politica soltanto sulla base identitaria del diritto e dell’economia non funziona, perché la politica ha bisogno del legame sociale, assicurato dal senso di appartenenza allo stato nazionale”, ha spiegato. Una delle maggiori difficoltà nel pensare a un’identità comune per l’Europa è la mancanza di una comunità linguistica: si può eleggere solo chi parla la nostra lingua. Altri elementi cruciali sono la religione e le diverse storie politiche dell’Europa dell’Est e dell’Ovest.

Galli Della Loggia ha messo in luce un altro grande paradosso: l’ideologia europeista polemizza contro il monopolio della sovranità nazionale, però negli ultimi vent’anni si accaparra pezzi di sovranità degli stati europei e lo fa attraverso i trattati e le leggi. Oggi infatti oltre l’80% delle leggi in vigore nei paesi europei non sono promulgate dai parlamenti, ma recepite da decisioni della Commissione e del Consiglio europeo, senza passare quindi dalla volontà degli elettori.

Accettare le molteplici identità degli stati europei e cercare di combinarle insieme sarebbe utile all’Europa per avere un’idea di sé e di cosa può fare politicamente. Conclude con la sua visione dell’Europa nel futuro: “Credo che la via sia quella di costruire e recuperare la dimensione politica. L’Europa ha davanti tre vie: quella di una confederazione, quella di uno stato federale e quella di un’unione economica. Per me dovrebbe essere uno stato federale con un’autorità politica espressa da tutti i cittadini europei a suffragio universale. Gli si potrebbe affidare un potere simbolico di rappresentanza, ma anche uno più penetrante, come porre il veto sospensivo a qualsiasi legge votata dai parlamenti nazionali che venisse giudicata contraria al progetto di costruzione europea. Questo provocherebbe finalmente ciò di cui l’Europa ha bisogno: un dibattito politico.”

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