Tutto l’amore che ho… In nome dello sport!

L’intervista a Elisa, pallavolista alle prese con la burocrazia italiana

Articolo comparso nella sezione “Ateneo” del nrº 47 di Pass Magazine

di Michele Calamaio

«Farò errori, sbagli, ma non smetterò mai di giocare». È questa la semplice promessa che Elisa Buletti ha costantemente fatto a se stessa dal preciso momento in cui ha deciso di iniziare la sua carriera nel mondo della pallavolo. Promessa che, tuttavia, si è subito scontrata contro il muro della burocrazia italiana.

Elisa, svizzera di nascita e di passaporto, ha infatti dovuto rinunciare in un primo momento a fare ciò che ama di più nella vita. Ha iniziato a giocare a pallavolo sin da ragazzina nel Morbio Volley, squadra della sua città natale, senza mai uscire dai confini svizzeri. Ed è stato proprio questo l’inghippo che ha bloccato la sua famosa promessa, per circa un anno, in un punto di non ritorno.

Secondo la legge italiana, infatti, non esiste alcun impedimento al tesseramento di una giocatrice, se il contesto di partecipazione è limitato a una squadra amatoriale. Tale regola, tuttavia, decade quando l’inserimento riguarda una dimensione più “professionistica”, come la squadra femminile ufficiale d’ateneo. Una particolare clausola per studenti stranieri, infatti, afferma che “devono essere passati quattro anni dall’ultima società in cui si ha giocato in terra straniera per entrare a far parte del Comitato Universitario Sportivo come tesserato sportivo”. Elisa però non si è arresa. «Lo sport riesce a trasmetterti sempre quella spinta in più in grado di farti socializzare, migliorarti sotto l’aspetto atletico e personale, regalarti emozioni indescrivibili. Vedersi privata la possibilità di usufruire di tutto ciò, ti rende solo tanto vulnerabile di fronte ad altrettanta ingiustizia », queste le parole della pallavolista, che ha continuato a combattere la sua guerra burocratica senza mai smettere di crederci.

Le numerose e-mail inviate da Carlotta Chiari, dirigente generale della sezione pallavolo del Cus di Verona , a Marcello Romano, responsabile FederVolley a Roma, alla fine sono state determinanti per la risoluzione positiva del problema. “Ai piani alti” hanno capito, dopo più di un anno, che si sarebbe trattato non tanto di un tesseramento, quanto di una semplice iscrizione, senza entrate economiche né tantomeno conseguenze critiche per il campionato dilettantistico di pallavolo. Attraverso l’autocertificazione attestante il domicilio, i consueti documenti di riconoscimento e il contratto di locazione, si è infine giunti all’epilogo tanto ricercato: «Io, Elisa Buletti, ho vinto, e ritorno a giocare… In nome dello sport! ».

 

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