Intervista allo studente fuori sede: Martina

L’esperienza di Martina, studentessa al terzo anno di Beni culturali

Articolo comparso nella sezione “Backstage” del n° 47 di Pass Magazine

di Emanuela Raimondi e Carla Raso

Sempre più giovani decidono di abbandonare la comfort zone della casa natale per inseguire i propri sogni e cercare di realizzare i propri progetti. Carenza di sedi universitarie nelle proprie città, desiderio di frequentare corsi di studio specifici o semplice voglia di autonomia, molti sono i fattori che spingono i giovani allo status di studenti fuori sede. Abbiamo chiesto a Martina F., studentessa campana prossima alla laurea in Beni culturali, di raccontarci la sua esperienza.

Quando hai deciso di allontanarti dalla tua famiglia e cosa ti ha spinto a fare questa scelta?

Vengo da un paesino campano in provincia di Benevento. Ho deciso verso la fine del liceo di cambiare città e di spostarmi ad 800 chilometri dalla mia famiglia e da quella che era la mia vita sociale e sportiva. È stata una scelta nata un po’ per gioco, ma non per questo poco ragionata. L’anno prima avevo visitato Verona ed ero rimasta affascinata dalla quiete che solitamente non ci si aspetta da una città. Inizialmente avevo previsto di iscrivermi alla facoltà di Beni culturali di Napoli, quindi molto più vicina a casa. Un giorno mia madre mi disse ironicamente: “Perché non ti iscrivi all’università di Verona?”. Da quel momento maturai l’idea di un trasferimento e iniziai a informarmi sui corsi universitari. Affascinata dal consistente piano didattico veronese decisi quindi di iscrivermi.

Pensi di tornare nel tuo paese di origine in futuro?

Sicuramente nel mio paese d’origine non avrei potuto avere le stesse possibilità, essendo una realtà piccola e chiusa. Ciò non esclude la possibilità di tornare un giorno a lavorare vicino casa mettendo in pratica le mie nuove conoscenze.

Cosa hai imparato da studente fuori sede e quali difficoltà hai riscontrato?

L’esperienza da fuori sede mi ha insegnato tanto. Ho imparato a responsabilizzarmi e a prendermi cura di me stessa. Ho vissuto quest’esperienza in maniera un po’ inquieta. Non a causa della distanza o della mancanza di casa, ma per problemi burocratici.

Abiti in una residenza universitaria o hai preso una stanza/appartamento in affitto?

Per i primi due anni non avevo considerato la possibilità di alloggiare in una residenza universitaria, scelta che ho maturato durante il terzo anno. Ho vissuto a Corte Maddalene. A causa della mia personalità avevo richiesto una stanza singola, ma non mi è stata accordata a causa dello scarso numero e delle troppe richieste. Mi sono trovata benissimo sin da subito, sia per il comfort degli spazi offerti e, da buona sportiva, soprattutto per la palestra all’interno della stessa residenza. Lato negativo: alcuni spazi condivisi mi hanno costretta a relazioni sociali e di vita quotidiana che non facevano per me. La cucina era veramente molto piccola, ma con un po’ di organizzazione riuscivamo a usufruirne tutti.

 

3 ASPETTI POSITIVI DELL’ESSERE UNO STUDENTE FUORI SEDE 3 ASPETTI NEGATIVI DELL’ESSERE UNO STUDENTE FUORI SEDE
Iniziare ad imparare come funziona la burocrazia: pagamento bollette, prelievi bancomat ecc. Traslocare
Indipendenza Nostalgia di casa in occasione di ricorrenze particolari
Conoscere usanze nuove Avere un accento che crea dei pregiudizi

Cosa ti piace e cosa non ti piace dell’ateneo veronese?

Questo corso di studi mi ha entusiasmato molto, sia per gli insegnamenti proposti che per i professori. Ogni volta che riferisco a qualcuno la tipologia di percorso che ho intrapreso, vedo negli occhi di chi mi guarda il riflesso di me che lavoro al McDonald’s. Spesso è deprimente vedere come molti, con sufficienza e superficialità, si dimenticano del ricco paesaggio culturale italiano in cui viviamo. Grazie al mio percorso sto imparando pian piano ad avere coscienza e a conoscere il patrimonio che il mio Paese possiede, che noi possediamo. Purtroppo viviamo in un Paese che quasi sempre costringe a fare altro rispetto ai propri interessi. L’importante è rimanere se stessi.

Hai qualche consiglio da dare ad uno studente fuori sede alle prime armi?

Il consiglio che mi sento di dare è semplicissimo: divertirsi e immergersi nelle novità senza strafare e dimenticare l’obiettivo principale.


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