Quando il cinema diventa esperienza. Grazie al silenzio

di Gianmaria Busatta

Rimanete in silenzio, rimanete vivi” è il titolo di giornale stampato nel 2020, un anno distopico post apocalittico in cui la Terra è stata invasa da creature aliene corazzate prive del senso visivo, ma con un udito ipersensibile: basta provocare un piccolo rumore per diventare una loro preda.

La famiglia Abbott, composta da padre, madre e due figli, è uno dei pochissimi casi in cui i membri sono sopravvissuti allo sterminio della popolazione; questi conducono una vita nel silenzio e in modo organizzato, già abituati a comunicare con il linguaggio dei segni dato che la figlia è sordomuta dalla nascita.

Tutto procede in modo liscio, finché qualche ingranaggio della routine quotidiana non inizia ad incepparsi: dei piccoli incidenti, tensioni familiari e una gravidanza quasi giunta al termine andranno a complicare il già delicato e difficile contesto.

John Krasinski, che è il regista ma anche il buon padre di famiglia degli Abbott, ha capito che la ricetta di un buon film horror si basa soprattutto sulla manipolazione della tensione, della suspense, e che non necessariamente debba sfociare a livello visivo ed espressivo.

Nel film i momenti di silenzio sono molteplici e differenti: vi sono quelli mantenuti con qualche difficoltà e quelli fortemente ovattati vissuti dalla figlia maggiore sordomuta degli Abbott, interpretata dalla bravissima Millicent Simmonds (che è sordomuta anche nella vita reale). L’alternanza di questi piani di silenzio permette di approfondire i punti di vista dei personaggi ed immedesimarsi in essi, aumentando il pathos narrativo e dilatando per qualche istante la narrazione.

Il silenzio in A quiet place invita lo spettatore non ad una visione passiva del film, ma a vivere un’esperienza di immersione, in cui il ritmo narrativo è manipolato dalla tensione, e dove vi è un sapiente uso dell’ironia tragica: lo spettatore, infatti, si troverà in diverse situazioni in cui conoscerà un dettaglio o un fatto ignoto ai personaggi del film, che avrà inevitabili ripercussioni in un istante successivo.

A quiet place è uno dei pochi horror davvero intelligenti degli ultimi anni, non solo per l’utilizzo del silenzio come chiave di lettura fondamentale nella sceneggiatura; ma anche perché viene attribuito al silenzio un significato profondo e metaforico, espresso mediante un’antitesi. Nella società di oggi siamo, infatti, perennemente investiti da rumori, forti e talvolta superflui e ridondanti che non ci permettono di assaporare la bellezza dei momenti più semplici e silenziosi, che si staccano dalla frenesia quotidiana.

Il regista Krasinski è consapevole, infine, che la vera forza sta nei legami che si instaurano all’interno della famiglia. Quella forza che permette agli Abbott di sopravvivere, di rimediare agli errori, di trovare soluzioni. Non a caso Krasinski recita con la bravissima Emily Blunt, che è sua moglie anche al di fuori del film.

 

La Valutazione

4,5 stelle di 5

Il trailer

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