Petite Messe Solennelle, l’ultimo peccato mortale di Gioacchino Rossini

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Sabato 19 maggio alle 20 al Teatro Filarmonico

di Valeria Pegoraro

Buon Dio ho terminato l’opera. È musica benedetta questa che io ho composto? O è semplicemente della benedetta musica? Ero nato per l’opera buffa, lo sai signore!

Queste furono le parole espresse dal grande compositore G. Rossini poco dopo aver completato il suo ultimo testamento terreno. Sono espressioni verbali forti, che celano il cruccio interiore creatosi dopo l’ultimo incontro che il compositore ebbe col celebre Beethoven. Quest’ultimo infatti lo congedò augurandogli di scrivere solamente opere buffe. Uno scotto che portò sempre nel cuore e che cercò di cancellare con il suo ultimo capolavoro, composto nel 1863 a Passy, in Francia.

Per ascoltare quest’ultimo Rossini, l’appuntamento è per sabato 19 maggio alle 20, al Teatro Filarmonico di Verona. Verrà concertata la “Petite Messe Solennelle“, per celebrare i 150 dalla sua scomparsa.

La Petite Messe Solennelle

Si tratta di una messa dalle tinte chiaroscurali, capace di trasmettere contemporaneamente due nette contraddizioni. La prima è legata al titolo stesso della partitura, “petite” e “solenne”, che riflette l’apparente sentimento di umiltà che lo stesso Rossini vuole dimostrare nei confronti del divino e, allo stesso tempo, il bisogno di rendere questi contenuti musicali unici e identificabili fra le più importanti opere della tradizione liturgica occidentale. La seconda dicotomia invece è correlata alla sua vita e al suo stato d’animo. Rossini era un uomo agnostico amato e stimato da tutti i re, che spesso viveva nella ricchezza, ma che, come molti geni, ebbe una vita travagliata caratterizzata da ipocondria, appucundria (insoddisfazione cronica), depressione e forti dolori fisici.

La composizione racchiude sia profano che sacro, perché, sebbene lo stesso Rossini non credesse in Dio, comunque riusciva mediante la musica a richiamare e ricreare una dimensione spirituale.

La partitura e gli interpreti

La partitura è stata ripresa dai due pianisti ed interpreti veronese, Edoardo Maria Strabbioli e Vittorio Bresciani, che l’hanno resa differente rispetto all’originale. Ai due pianoforti verranno potenziate le sonorità, in modo da permettere continui dialoghi col coro.

Sarà inoltre impegnata all’harmonium la sovrintendente di Fondazione Arena, Cecilia Gasdia, che assieme ai due maestri omaggerà la città e gli spettatori del Teatro Filarmonico con la partecipazione a titolo gratuito. Le parti solistiche sono affidate a importanti voci di livello internazionale: Francesca Tiburzi, (soprano), Alessia Nadin (contralto), Leonardo Ferrando (tenore) e Christian Senn (basso), che spiccheranno insieme al Coro dell’arena di Verona

Per ulteriori informazioni: www.arena.it

L’evento “Apericoncerto Rossini” organizzato dai Gafiri


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Valeria Pegoraro
Teatrante. Critica Teatrale e articoli di Eventi culturali e attualità
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