La generazione bistrattata che ce la fa

L’atteso “La profezia dell’armadillo” di Emanuele Scaringi, presentato a Venezia 75

di Beatrice Castioni

 

 

Armadillo: Si chiama “Profezia dell’armadillo” ogni previsione ottimistica, fondata su elementi soggettivi e irrazionali, spacciati per oggettivi e logici, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti.
Zero: Potresti essere più chiaro?
Armadillo: Un vademecum per prendersela nel culo!

Poniamo che un ventisettenne, uno qualunque, non riesca a trovare il lavoro dei suoi sogni e debba quindi arrabattarsi per pagare l’affitto, tra ripetizioni di francese e lavoretti su commissione in giro per la città. Poniamo che la possibilità di sfondare davvero e diventare un famoso fumettista e illustratore siano scarse e che, come se non bastasse, un enorme armadillo parlante gli occupi casa abusivamente e lo stordisca in continuazione con discussioni sulla vita, sull’attualità e sulle leggi morali che governano il mondo.

Agitate il tutto e avrete Zero (Simone Liberati), un disegnatore squattrinato che abita in un lercio appartamento a Roma, più precisamente nella periferia di Rebibbia. La notizia della morte improvvisa del suo primo amore adolescente, Camille, lo costringe a ripercorrere il passato, incontrare chi ormai era stato perso di vista e dubitare delle poche certezze che aveva faticosamente costruito di recente. Ad affiancare Zero nelle disilluse avventure quotidiane c’è l’amico di sempre, Secco (Pietro Castellitto), che con la sua innata verve dissacrante smorza i toni di una situazione critica per il protagonista, così come per i giovani di oggi. La paura di non farcela, di non combinare niente di buono e di perdere i propri sogni lungo la strada, fatta di porte in faccia e di difficoltà di comunicare i sentimenti, si mescolano così alla forza di spirito di due ragazzi che, tra i tanti, combattono silenziosamente la loro battaglia quotidiana, che è poi quella di tutti noi: non farsi distruggere dal marcio della società moderna e rimanere fermi sui propri valori. E chi meglio di un armadillo a grandezza uomo (interpretato da Valerio Aprea) sarebbe potuto arrivare in soccorso di Zero? Insolente e spudorato, esterna quello che pensa (parole poco lusinghiere) sulla generazione dei Millennial, sulla società e sull’inutilità dei sogni, che non servono a pagare l’affitto. Riuscirà Zero a convincerlo che proprio i Millennial, i “tagliati fuori” dalla nazione benpensante, saranno quelli che cambieranno tutto?

Una storia nata dall’idea (e dalle tavole) di Zerocalcare e presentata quest’anno al Festival del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Per ridere di gusto, cercare il nostro armadillo interiore e, perché no, anche riflettere.

 

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