Diario di bordo dalla Verona del Tocatì 2019

Tocatì Verona

Si è concluso da pochi giorni il 17° Festival internazionale dei giochi in strada. Noi di Pass siamo stati in giro per Verona per raccontarlo e raccogliere le prime impressioni su questa edizione.

di Rossella Bartolucci

Durante lo scorso fine settimana la città si è tinta di suoni musica e colori. Le strade si sono popolate di nuove facce lingue e tradizioni. Il Tocatì è arrivato portando la magia che solo questo festival sa regalare e lunedì una strana malinconia invadeva le piazze, i ponti e i giardini.

Guardandomi intorno vedo ancora le installazioni e i cartelli per le vie essenziali  per guidare i visitatori durante il festival e sembra incredibile come tutto sia passato così in fretta.

Come ogni anno ci sono stati ospiti internazionali e non. Hanno raggiunto la città scaligera per esempio delle simpaticissime ragazze da Arpino (località nel Lazio) per la tradizionale corsa con la cannata. Erano molto entusiaste quando ho chiesto loro se potevano rispondere a qualche domanda. Erano cinque. Arrivate a Verona dopo un lungo viaggio in pullman mi hanno raccontato della loro passione per questa antica disciplina, una gara podistica a squadre con in testa una pesante brocca “la cannata.”

Felici di aver vinto il primo premio mi hanno  chiesto di aiutarle per tradurre in inglese una domanda che aveva fatto loro un lottatore bretone dello stand di fianco con il quale avevano fatto amicizia attraverso il gioco.

Poi abbiamo ripreso la nostra chiacchierata e tutte sono state colpite da Verona e da questo Festival per la grande ospitalità dimostrata dalle persone. Era il loro secondo anno dopo l’esperienza nel 2018 e hanno voluto tornare per questa edizione 2019 stregate dal caratteristico centro storico, dall’entusiasmo e dal tifo.

Infatti, l’impressione era quella di una città mutata dove ognuno avesse ritrovato spirito di condivisione e tranquillità mi ha risposto una di loro quando le ho domandato di descrivere il clima di quei giorni. 

Corsa con la cannata Tocatì
Corsa con la cannata

Questa stessa energia positiva l’ho ritrovata anche in una mamma che ho intervistato. Mi ha confessato che per lei Tocatì è proprio questo un’opportunità per giocare insieme ai suoi bambini e respirare all’aria aperta.

Tocatì in una parola

Arrivata al cuore del Festival in piazza dei Signori ho potuto parlare con alcuni addetti ai lavori. Le loro parole per descrivere il Tocatì sono state condivisione, fatica ma anche felicità.

Il festival è ciò per cui si impegnano durante un anno che costa loro sudore, ma li gratifica molto. Un signore che si occupa del coordinamento con l’area comunicazione mi ha parlato del prendere parte e lavorare alla manifestazione. 

È il suo modo di rendere diversa la città in cui vive tutti i giorni e per questo lo fa con grande impegno. «Rivoluzionario», «stimolante», «innovativo», «fantasmagorico» e «divertente» sono alcune delle parole con le quali mi hanno risposto le persone quando ho chiesto di riassumere ciò che significava Tocatì per loro. Molti erano convinti nell’affermare che è una buona occasione per  far conoscere la città di Verona.

Il Tocatì ogni anno si rinnova e ci si rincontra. Si riscoprono valori antichi, queste le parole di una coppia di ragazzi. Lei studentessa di Verona, lui di Treviso, in città per passare del tempo con la fidanzata. Uscire e socializzare sono i due motivi per i quali hanno deciso di scendere in piazza per essere protagonisti di Tocatì. 

Il bello di questo festival è infatti essere un luogo nel quale ci si può misurare con sé stessi. Tutti sono protagonisti e nessuno è escluso. Si è liberi di provare di sperimentare e di tornare bambini anche se si è grandi. Avere come unico fine lo svago e il riso forse è il vero successo di Tocatì.

Non manca però la sana competizione tra amici o tra compagni di classe come mi è stato detto da un insegnante di una scuola media che ha fatto partecipare i propri alunni al gioco dello s-cianco in piazza delle poste.

s-cianco Tocatì
S-cianco

Una riflessione

Lo svago in questa come nelle altre edizioni include la cultura e un senso di rispetto per ciò che è tradizionale, antico e si tramanda da generazioni.

Emozionante vedere bambini felici con in mano la cerbottana in giro per la città. Questo festival mi insegna come in fondo i bambini siano sempre bambini in ogni epoca e ciò che li stimolava 20 o 30 anni fa può essere ancora attuale e recuperato. Mentre cammino vedo anziani signori molto disponibili che mi offrono delle patatine allo stand delle bocce

Mi torna in mente il mio primo Tocatì a 7 anni nel quale le mie maestre avevano coinvolto la mia classe nel difficile compito di cucire delle antiche bambole (le pigotte dell’UNICEF).

Ascolto i volontari dell’ospedale di Bussolengo che mi raccontano di come quest’anno  abbiano adibito uno spazio confortevole nei locali della Banca Popolare per le mamme con bambini molto piccoli (il baby pit stop). Leggo un cartello che riporta di un servizio taxi gratuito per tutti i visitatori del Tocatì che li porta a spasso per verona in una breve visita guidata. Penso a questo Tocatì come un’occasione per arricchirsi. 

Attendo con ansia il prossimo anno e mi trovo d’accordo con chi alla domanda cosa manca a questa edizione 2019  mi ha risposto niente, quasi tutti. Eccetto un signore distinto che passeggia con un bastone che mi ha risposto incerto forse perché il mio inglese non è ancora così buono e non aveva capito la domanda.

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