La sostenibilità fa schifo

la sostenibilità fa schifo - tizio in bicicletta

A due settimane dalla terza grande manifestazione non-solo-giovanile per il clima, nel giorno del chiacchierato (non) Nobel per la Pace a Greta Thunberg, è tempo di fermarsi un momento a riflettere. Sui costi della sostenibilità.

Inutile mentire a sé stessi e mentirci a vicenda. La sostenibilità fa schifo. Milioni di persone hanno sfilato con gioia e orgoglio due settimane fa in tutto il mondo. E nonostante il Nobel per la Pace non sia andato a Greta Thunberg, molti l’avevano auspicato. Ma resta, inevitabile, impossibile da nascondere, un fatto: la sostenibilità fa schifo.

Le manifestazioni sono belle, bellissime. Con i cartelli colorati, gli appelli ai governi, i giovani impegnati e pure quelli che hanno colto l’occasione per saltare scuola. Famiglie intere, maestre con scolaretti d’asilo e così via. Tutto bellissimo, davvero.

fridays for future verona sostenibilità
Un cartello alla manifestazione Fridays for future del 27 settembre 2019 a Verona.

La sostenibilità fa schifo

Resta un fatto: la sostenibilità fa schifo. Che sia ambientale, economica, sociale, fa schifo perché pone limiti. C’è un bilancio da fare. In ogni istante. A ogni passo. Dovresti fermarti e chiederti: «è sostenibile ciò che sto facendo?».

Molte risposte, però, le abbiamo già. Sappiamo benissimo cosa è sostenibile e cosa non lo è. Ma il problema è molto complesso, e la complessità respinge. La sostenibilità ambientale va a braccetto con quella sociale e quella economica.

Complessità

Il gasolio dei tir che attraversano la penisola da sud a nord è strettamente legato allo sfruttamento dei braccianti che hanno raccolto i pomodori che quei tir trasportano. Siamo disposti a pagare il doppio o il triplo per condire la pasta con una passata che abbia un prezzo adeguato? Motivo numero uno perché la sostenibilità fa schifo: intacca il portafoglio. «Si vota con il portafoglio», dicono. (E i sedicenni non hanno portafoglio, ma questa è un’altra storia).

Weekend “fuori porta”

I trasporti, di cose, ma soprattutto di persone. Siamo la generazione dei voli low cost, che hanno rivoluzionato il modo di viaggiare e di intendere il “weekend fuori porta”. Ormai la porta è quella di Brandeburgo, perché volare a Berlino per tre giorni costa meno dell’albergo. Se poi si ripiega su mete meno altisonanti, costa meno di un ostello.

porta di brandeburgo berlino
Brandenburger Tor

Tutto ciò ha un costo: non per il turista, ma per il sistema Terra. “Gli aerei sono il mezzo di trasporto più inquinante” è il titolo piuttosto esplicativo di un recente articolo del Sole 24 Ore, non certo il giornale degli ambientalisti. È bello vedere tanti posti nuovi, sì, ma forse il mondo non è (ancora) così piccolo come lo immaginiamo e ce lo raccontiamo.

La sostenibilità fa schifo perché pagare 30 euro per arrivare ad Alexanderplatz in 3 ore, è entusiasmante. Rinunciarci fa schifo. Fare cinque weekend in cinque città diverse all’anno ha molto più appeal che prendere un treno e perdere mezza giornata per arrivare, boh, a Piacenza.

Ho già detto che la sostenibilità fa schifo?

La sostenibilità fa schifo perché tutte le comodità, le abitudini, gli svaghi che ci concediamo dovrebbero essere messi in discussione. Pianificare gli spostamenti, cambiare il modo di andare in vacanza, gestire il proprio tempo in modo completamente diverso. Questo fa schifo.

Usare la borraccia al posto delle bottigliette di plastica è giustissimo, ma è facile e l’impatto è relativo. Serve a poco se mangiamo carni allevate chissà come, banane che arrivano dall’altro capo del mondo e ci illudiamo che fare colazione a Verona e pranzare al Checkpoint Charlie costi solo i 30 euro che paghi alla tua low cost di fiducia.

Morale sentimentalistica

Mettersi in discussione, cambiare, scegliere sentieri poco battuti. Non è ciò che ha portato l’uomo alle vette più alte?

Poesia per non chiudere con la morale

Two roads diverged in a wood, and I—

I took the one less traveled by,

And that has made all the difference.


(Robert Frost, The road not taken)

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Alessandro Bonfante
Direttore editoriale di Pass Magazine da ottobre 2017, in redazione dal 2014. Laureato in lingue per il commercio e laureando alla magistrale di editoria e giornalismo.

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