Botta e risposta in Univr su mense e alloggi

Mensa San Francesco, Università di Verona

La discussione sui benefici per gli studenti, fra sconti sulle mense non utilizzate, proroghe di affitti e richieste di tavoli regionali.

Negli scorsi giorni si è accesa una discussione intorno ai benefici per gli studenti in questo periodo di blocco delle attività a causa dell’emergenza Covid-19. Udu Verona (Unione degli universitari) ha lanciato delle proposte, anche a livello veneto e nazionale, Esu (di Verona) ha spiegato cosa sta facendo e il Consiglio degli Studenti dell’Università di Verona ha preso posizione (in modo molto netto). Facciamo un po’ di ordine.

La posizione dell’Esu

Esu Verona, attraverso un comunicato diffuso alla stampa, ha elencato le attività messe in campo all’arrivo dell’emergenza. «Già dal 22 febbraio scorso, prima ancora che intervenissero gli obblighi di legge – ha affermato Francesca Zivelonghi, presidente dell’ente – abbiamo scelto, in accordo con gli altri Esu del Veneto e con l’assessore Donazzan, di chiudere le aule studio e le mense a titolo precauzionale, nonché di vietare l’accesso alle residenze degli studenti che non fossero ospiti. Ovviamente, prima che venissero inserite clausole rigide agli spostamenti, in seguito alla chiusura dell’attività didattica tradizionale da parte dell’Università, la maggior parte degli studenti ha scelto di tornare a casa lasciando l’alloggio. Ora ovviamente non può più farvi ritorno fino al termine dell’emergenza».

È sorto quindi il problema di come garantire i servizi necessari agli studenti rimasti nelle residenze. «La richiesta maggiore – ha spiegato Nicola Marson, vicepresidente Esu e rappresentante degli studenti – riguardava la possibilità, in particolare da parte degli studenti lavoratori, di poter utilizzare i ristoranti Esu come take away per i pasti principali. Così, grazie alla disponibilità degli uffici, siamo riusciti a garantire l’apertura per tre giorni alla settimana, lunedì, mercoledì e venerdì, dei ristoranti Le Grazie (11-11.45) e San Francesco (12.10-13) con possibilità di prelievo di pasti per tutta la settimana o anche per altri colleghi studenti, al fini di minimizzare uscite e spostamenti. Abbiamo inoltre tenuto attivo il nostro servizio di supporto psicologico, fondamentale in questo frangente, grazie a sedute su appuntamento via skype. Infine, il nostro sportello di placement 4job è operativo con consulenze da remoto».

«Stiamo trattando con la Regione – ha precisato la presidente Zivelonghi – una rimodulazione delle quote alloggio per gli studenti non borsisti e non aventi diritto, al fine di andare incontro alle loro richieste».

Residenza ESU di Corte Maddalene
Residenza Esu di Corte Maddalene. Credits to: www.esu.vr.it

Le richieste di Udu

«Molti di noi ora non possono più usufruire del proprio alloggio universitario e del pasto in mensa, servizi che gli spetterebbero di diritto e la cui sospensione sta generando una perdita economica indiretta» dice la coordinatrice di Udu Verona Deborah Fruner. «Il servizio “Lunch Box” attuato a Verona non considera la totalità degli studenti fuori sede e borsisti che sono tornati a casa che hanno comunque destinato parte della loro borsa di studio a un pasto giornaliero. Ragionare su un rimborso parziale della quota mensa ci sembra necessario».

Il riferimento è al fatto che parte delle borse di studio sono erogate sotto forma di servizio mensa. Una quota annuale forfettaria che rappresenta la possibilità di accedere gratuitamente (o con agevolazioni) al servizio mensa.

Aggiunge Sofia Giunta, capogruppo dell’Udu nel Cnsu (Consiglio nazionale degli studenti universitari): «Laddove si renda necessario, si è evidenziata la volontà da parte del Cnsu di spingere per la monetizzazione, per esempio, dei pasti non erogati, o l’implementazione di metodi alternativi di somministrazione, come il servizio a domicilio in condizioni di sicurezza sia per gli studenti che per i lavoratori».

Il focus non è solo sulle mense, ma anche sul contributo per gli alloggi, in molti casi lasciati vuoti da fuori sede tornati a casa. «Stiamo parlando di studenti che appartengono alle fasce più deboli, economicamente parlando» dichiara Nicolò Silvoni, rappresentante Udu in Consiglio di amministrazione dell’Esu di Padova. La proposta è di«chiedere una proroga della scadenza del pagamento della mensilità per chi alloggia presso le residenze Esu e una sospensione del canone di affitto, per gli studenti che al momento non alloggiano nella propria residenza».

Gli attivisti di Udu si rivolgono alla Regione Veneto e agli Esu: «Abbiamo inoltrato immediatamente la richiesta di convocazione di un tavolo regionale per il diritto allo studio, in forma telematica, all’assessorato all’Istruzione ed ai singoli Esu locali» dichiara Irene Pizzolotto, coordinatrice di Udu Venezia.

Udu Unione degli Universitari Marco Dario Deborah Fruner Sofia Giunta
Alcuni membri di Udu, Unione degli universitari. Da destra Marco Dario (rappresentante in Cnsu), Deborah Fruner (coordinatrice Verona), Sofia Giunta (rappresentante in Cnsu)

La presa di posizione del Consiglio degli Studenti dell’Università di Verona

Venerdì pomeriggio «il Consiglio degli studenti è stato convocato urgentemente per approvare la seguente presa di posizione». Il risultato è stato un documento subito pubblicato, firmato dal presidente Thomas Andreatti e votato all’unanimità (nel Consiglio degli studenti dell’Università di Verona non siedono rappresentanti di Udu).

Sulla proroga della scadenza per l’affitto di aprile: «In quanto Organo Ufficiale preposto alla rappresentanza studentesca dell’Ateneo scaligero abbiamo sempre lavorato sinergicamente con Esu Verona e sappiamo che l’Ente sta venendo incontro ai singoli casi di ragazzi in difficoltà già dall’inizio della pandemia. Crediamo sia necessaria una proroga della scadenza per il pagamento degli affitti per i non beneficiari di borsa di studio, ma siamo convinti che l’Ente sarebbe andato in questa direzione anche senza queste sterili lotte propagandistiche».

Per quanto riguarda il rimborso della mensa a chi non ne sta usufruendo essendo tornato nella propria residenza: «Siamo consapevoli del fatto che l’ente sostiene dei costi vivi per il mantenimento del servizio (che ricordiamo essere attivo per gli studenti ancora presenti nelle residenze con il nome di ‘Lunch box’) che devono essere coperti. Considerata la natura del tema, ritenuta da noi delicata, crediamo inoltre sia giusto discuterne più avanti e ad emergenza finita, in modo da approfondire in maniera più chiara la reale entità delle perdite sia per l’ente che per gli studenti stessi. È, come detto, un tema complesso e che potrebbe aprire a diversità di vedute e quindi necessitare maggiore attenzione».

Il Consiglio degli studenti invita quindi a rimandare le discussioni al termine dell’emergenza. Con una presa di posizione netta. «Riteniamo la richiesta dell’associazione Udu, di un tavolo di lavoro regionale, una soluzione assolutamente non idonea e irresponsabile per il contesto nel quale ora ci troviamo».

«Come Consiglio degli Studenti, invitiamo tutte le studentesse e gli studenti a rendersi consapevoli della situazione di emergenza in cui ci stiamo trovando tutti».

«Come Consiglio e come rappresentanti siamo sempre disponibili per poter discutere nei termini e nelle modalità corrette delle eventuali problematiche-necessità di ognuno di voi».

Leggi anche:

Alessandro Bonfante
Direttore editoriale di Pass Magazine da ottobre 2017, in redazione dal 2014. Laureato in lingue per il commercio e laureando alla magistrale di editoria e giornalismo.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.