Claudio Magris ospite al Polo Zanotto

Claudio Magris

Grande affluenza per l’ultimo appuntamento con “Open Lectures”

A me interessano le possibilità: ci sono in ognuno di noi delle concrete possibilità che mettono in discussione la nostra figura. Vado molto alla ricerca di queste verità, che non sono astrazioni ma delle realtà vere e proprie“.

Capita molto di frequente che autori, anche di spicco, siano incapaci di analizzare la propria opera e le proprie motivazioni letterarie. Ma questo non è certamente il caso di Claudio Magris, come ha dimostrato il 16 novembre in occasione dell’ultimo appuntamento di “Open Lectures” all’Università di Verona. Lo scrittore e saggista triestino ha colto l’occasione della pubblicazione del suo ultimo libro per rivisitare tematiche a lui particolarmente care.

“Non luogo a procedere”, questo il titolo del romanzo, getta luce su un capitolo dimenticato: la Risiera di San Sabba, l’unico campo di concentramento italiano. Ancora una volta, al centro delle riflessioni di Magris si trova la storia, come di consueto rappresentata con l’impegno civile che l’ha sempre contraddistinto. Eppure l’intellettuale ha voluto sottolineare ancora una volta che tale dimensione civile, se considerata da sola, è inadeguata e incompleta. Insomma, lo scrittore non è solo scrittore, ma è anche “qualcosa d’altro”, come egli stesso ha sostenuto in un dialogo con Gao Xingjiang.

La ricerca della verità è dunque per Magris allo stesso tempo saldamente ancorata alla storia e all’animo umano, per quanto questi aspetti possano sembrare in contraddizione. L’autore è poi tornato nuovamente sul concetto dei molti “io” all’interno di ognuno di noi, tema presente anche in “Non luogo a procedere”. “È un Io che cerca da questa molteplicità, da questa scissione, di andare alla ricerca di sè stesso, della sua unità. Sentirsi un altro non è soltanto perdita di sé ma anche scoperta di sé“.

Tale molteplicità, nella visione dello scrittore, non è solo all’interno ma anche al di fuori di noi. Ogni vita si intreccia con infinite altre, è la tesi di Magris: “Ognuno di noi è un po’ tutti. Un po’ come le storie dei nostri amici, che in qualche modo diventano nostre; quasi non distinguo, se non faccio attenzione, se sono mie oppure no.” È compito dello scrittore, dunque, identificare tale “linfa” comune, come Magris stesso l’ha definita, e renderne tutti partecipi.

Chi pensasse che l’intellettuale debba ergersi al di sopra della società, mostrando la propria superiorità, sarebbe tuttavia in grave errore. Lo scrittore triestino, ribadendo un concetto già espresso più volte, ha dichiarato infatti: “Sarei molto contento se i libri uscissero tutti anonimi. È la vita stessa che racconta la storia, poi noi la modifichiamo, la cambiamo“.

L’aula era gremita di studenti, professori e semplici cittadini. Forse qualcuno è tornato a casa con un po’ di saggezza, di sete di verità in più. Sarebbe la dimostrazione che, in fondo, lo scrittore è davvero anche qualcosa d’altro.

Hanno partecipato al dibattito:

  • Raffaella Bertazzoli, prof.ssa Letterature comparate e Teoria e storia comparata della letteratura (Università di Verona)
  • Enza Biagini, prof.ssa emerita (Università di Firenze)
  • Cristina Pellegrini, prof.ssa Critica letteraria e letterature comparate (Università di Firenze)
  • Stefano Tani, professore Critica letteraria e letterature comparate (Università di Verona)
  • Simone Rebora, dottorando in Lingue e letterature straniere, dottorato in Scienze della letteratura

 

Giovanni Battista Possamai

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Alessandro Bonfante
Direttore editoriale di Pass Magazine da ottobre 2017, in redazione dal 2014. Laureato in lingue per il commercio e laureando alla magistrale di editoria e giornalismo.
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