Elon MAsk, Signal e Gen Z: dove stiamo andando?

Mark Zuckerberg Elon Musk Use Signal

Ho motivo di credere che la nostra generazione sia priva di coscienza e sensibilità rispetto gli strumenti che la tecnica le ha fornito. Scopriamo assieme perché, ma prima facciamo un rapido richiamo che sembra – ahimè – necessario ricordare.

Coscienza?

Cosciènza (letter. ant. consciènza, consciènzia) s. f. [dal lat. conscientia, der. di conscire; v. cosciente]. – 1.a. Consapevolezza che il soggetto ha di se stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto.

L’articolo comincia così, con una definizione tratta dalla Treccani. Lo scopo è sì provocatorio, ma anche volto a far riflettere. Statisticamente parlando starete leggendo questo articolo a distanza di massimo 10/15 minuti dall’ultima comunicazione Whatsapp. Cosa c’entra? Mi permetto qui di formulare una probabilità soggettiva: il 99% degli utenti Whatsapp sono incoscienti ed ignari delle dinamiche celate dietro l’uso di una piattaforma così comoda e di moda. Queste dinamiche hanno un nome: raccolta di dati personali, raccolta veicolata da una relativa informativa compresa dei termini di servizio (che nessuno legge). Non si può utilizzare Whatsapp – come nessun’altra piattaforma in realtà – senza accettarne i termini di servizio. In realtà sappiamo bene che accettiamo, irresponsabilmente, ogni termine senza curarcene.

Va bene, facciamo una pausa.

Use Signal

7 Gennaio 2021, ore 13.56: come un fulmine a ciel sereno piomba su Twitter un intervento inaspettato da parte di quell’uomo che molti considerano il guru del nuovo millennio.

Due semplici parole: Use Signal. Perché? I motivi sono molteplici, ma pochi sono evidenti. Partiamo da quello più politicamente corretto.

Che cos’è Signal? Di base un semplice servizio di Instant Messaging sviluppato dalla Open Whisper Systems. Ed è veramente semplice, perché a differenza della concorrenza lavora e gestisce i dati in maniera sicura ed efficiente. Non raccoglie alcun dato personale al punto che i messaggi vengono salvati solo ed esclusivamente sui dispositivi dei diretti interessati. Non serve a questo punto avere grandi competenze specifiche per capire che parliamo di un mondo a sé stante.

I dati che abbiamo ad oggi

In merito alla questione in oggetto si è pronunciato anche Vincenzo Cosenza, esperto del settore. Due settimane fa ha infatti pubblicato un tweet presentando i dati rilasciati da Apple in vista del prossimo aggiornamento dei termini di servizio di Whatsapp.

Trovo triste quanto veritiero il “Non credo avverrà”. Mi permetto: ci troviamo in una società pigra dove la gente preferisce chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, anche di fronte all’evidenza. È infatti evidente che ormai anche l’individuo sia diventato oggetto di mercato, ma del resto si è messo in vendita con le sue stesse mani.

Ulteriori parole sono state spese dall’autorevole rivisita 9to5mac, la quale è entrata nello specifico in materia di quanto invasive siano le piattaforme che utilizziamo quotidianamente. E il peggio deve ancora arrivare, poiché con l’imminente aggiornamento Whatsapp introdurrà ulteriori policy di raccolta dati, complice l’introduzione di Whatsapp Pay. Ergo la barca fondata da Zuckerberg sta riempendo la propria stiva in maniera sempre più sovraccarica dei nostri dati personali.

Data Linked to You (9to5mac)
fonte: 9to5mac

La Questione Politica

In tutto ciò, cui prodest? Risposta: se possiedi sufficienti informazioni su un dato campione di persone, puoi facilmente veicolarne le scelte di ogni genere (vedasi Scandalo Facebook-Cambridge Analytica e affini).
Ne approfitto per recuperare una frase emersa dall’intervista con l’ex senatore Francesco Palermo nel mio precedente articolo.

“Io non credo che l’amministratore delegato di Twitter piuttosto che di Facebook abbia meno potere del presidente degli Stati Uniti”.

Proprio a quest’ultima citazione mi riferisco per passare ad analizzare il secondo movente che ha spinto il signor Musk a scuotere i social; appena qualche giorno prima aveva infatti pubblicato un post dove puntava il dito verso Facebook, che non aveva preso posizione in merito allo scempi dell’assalto al Campidoglio degli USA.

Ironia Muskiana a parte, è evidente che in questo caso la mancanza di presa di posizione da parte di quella che è a tutti gli effetti una potenza mediatica – Facebook, intendo – abbia rafforzato la posizione di Elon. Del resto non posso nemmeno dargli torto, per quanto mi piacerebbe farlo

Zuckerberg: tra etica e denaro

Mark Zuckerberg si è dimostrato, specialmente negli ultimi anni, un businessman completamente indifferente rispetto ai diritti degli utenti e privo di etica. Tra le varie cose, il cambio dei termini di servizio di Whatsapp ha spinto Apple – che garantisce massima attenzione alla privacy dei propri consumatori – a pubblicare etichette sul proprio App Store in merito ai dati raccolti dalle piattaforme scaricabili; scorrendo la pagina di download delle stesse è infatti possibile scoprire preventivamente i dati personali che verranno raccolti – e quindi venduti.

“Risvolti finanziari”

Ultimo argomento, forse il più curioso, ma che allo stesso tempo conferma l’incoscienza dietro le azioni dei tanti, è l’impennata esponenziale della società Signal Advance (chissà di che cosa si occupa, tra l’altro. Sicuramente chi ha investito ne sa ancora meno di me). Infatti, a seguito del tweet di Elon Musk si è verificato un +429% delle quotazioni in borsa della suddetta realtà. Non male, vero? Peccato che si sia trattato di un fenomeno privo di alcuna cognizione.

Signal App non è infatti quotata: è un applicativo open source di una compagnia no profit; alla luce dei fatti Signal stessa ha risposto con la massima pacatezza – ed un filo di ironia – spronando le coscienze dei propri seguaci, e non solo.

Conclusioni?

Volendo tirare le fila possiamo dunque addurre che:
1. Zuckerberg è un cinico affarista;
2. Elon Musk non è un guru: è l’uomo più ricco del mondo e sa fare il suo lavoro;
3. Il gruppo Facebook non è meno pericoloso per l’umanità rispetto al surriscaldamento terrestre;
4. Signal non avrà sufficiente seguito per bloccare la macchina made in Menlo Park fondata da Zuckerberg;
5. Con questo articolo non salverò il mondo, e nemmeno riuscirò a smuovere abbastanza persone per farlo (così come è certo che non basterà semplicemente cambiare servizio di IM per salvarlo, anche se sarebbe già una grande conquista acquisire una maggiore coscienza nei confronti della realtà e degli strumenti che utilizziamo);
6. Per quanto mi riguarda, non sono in vendita. Il lavoro più antico del mondo non mi si addice.
7. Non tutti i lettori arriveranno a leggere questo punto.

Se non altro il mio contributo è stato dato. Nel mio piccolo. Ad Maiora.

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