Atlas#Veronetta, uno studio sul ruolo dell’ateneo a Veronetta

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Rimane acceso il dibattito sul quartiere universitario

di Gianmaria Busatta

Il progetto Atlas#Veronetta è uno studio condotto sul quartiere di Veronetta finalizzato a tracciare un’analisi, dal punto di vista dei cittadini residenti, degli impatti economico-sociali che l’università ha sul territorio. L’iniziativa ha visto la partecipazione dei dipartimenti di Scienze giuridiche, Scienze umane e Culture e Civiltà del nostro ateneo, oltre a un istituto di ricerca francese, a diversi enti del territorio e il contributo dalla fondazione Cariverona.

Il quartiere in esame, pur essendo percepito ancora come “esterno” dal centro di Verona e contenitore di soggetti “estranei” alla città, possiede un’identità sociale eterogena, dovuta a un elevato numero di famiglie che lo abitano e a diversi esercizi commerciali gestiti da stranieri.

Lo studio è stato svolto su tre livelli principali: il primo mediante un questionario sottoposto ad un campione di 350 abitanti, avente ad oggetto la percezione della presenza dell’università nella vita quotidiana; il secondo mediante una valutazione della percezione soggettiva dei residenti della qualità della vita in termini di sicurezza, degrado urbano e controllo connessi alla presenza sul territorio dell’università; il terzo, infine, relativamente al ruolo dell’ateneo e degli enti pubblici in termini di riqualificazione del quartiere.

Dai dati raccolti traspare che vi è un forte orgoglio per l’attività di recupero da parte dell’ateneo della nuova sede universitaria di Santa Marta, con percentuali di “accordo” e “molto d’accordo” che superano il 70-80%. Il dato si riflette sulla riqualificazione del quartiere (riduzione del degrado ambientale), sul rallentamento dell’abbandono del quartiere da parte dei residenti, sul ringiovanimento della popolazione e, infine, su una maggior vivacità della vita culturale.

Nonostante il ruolo attivo dell’università all’interno di Veronetta, la valutazione della “qualità della vita nel quartiere” da parte dei cittadini residenti non è ancora ottimale: vi è, infatti, la forte consapevolezza di un quartiere vittima del congestionamento del traffico e di un senso di trascuratezza da parte delle istituzioni comunali in termini di pulizia e, soprattutto, sicurezza. Stando alle analisi condotte vengono quindi chiamati in causa i problemi legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, immigrazione, assenza di decoro urbano e senso civico.

A questi risultati si possono ricondurre gli atti di vandalismo accaduti a fine gennaio; sono state prese di mira dodici auto in sosta in via Trezza: qualcuno ha infilato nella marmitta delle auto della schiuma di poliuretano espanso che poi ha lasciato indurire.

Non dimentichiamoci, infine, dei fatti di cronaca avvenuti nella notte tra il 10 e l’11 novembre scorso presso la sede di Casapound in via Campofiore, vicino al palazzo di Economia. Non è ben chiaro se si sia trattato di una rissa tra ubriachi o a sfondo politico, oppure di un’aggressione proveniente da una sinistra estrema verso una destra altrettanto estrema, o viceversa.

Tuttavia, da quest’ultimo episodio si possono trarre diverse conclusioni. C’è chi pensa di risolvere tutti i problemi del quartiere chiudendo la sede di Casapound, non tenendo però in considerazione una situazione ben più complessa, segnata dal ripetersi di episodi di violenza che coinvolgono anche altri movimenti politici. Chi ne risente negativamente sono i residenti e gli studenti: il problema dell’ordine pubblico a Veronetta dovrebbe forse essere preso in considerazione con maggiore attenzione anche da parte dell’amministrazione comunale.

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