Com’è piccolo (letteralmente) il mondo!

Downsizing
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Il film “Downsizing – Vivere alla grande”, direttamente da Venezia 74

di Beatrice Castioni

Paul e Audrey Safranek (Matt Damon e Kristen Wiig) si trovano sempre più in difficoltà economica. Il loro futuro si prospetta piuttosto grigio, fino a quando non incontrano alcuni amici di vecchia data, che nel frattempo sono stati rimpiccioliti la metà della metà di quanto non fossero precedentemente. Questi raccontano la loro nuova vita ‘small’, molto più benestante e serena. Vivono in una cittadina creata su misura, abitata da tutti gli americani che hanno deciso di subire lo stesso intervento; non conoscono criminalità o crisi alcuna e inoltre il loro impatto sull’ecosistema è notevolmente ridotto, dato che i rifiuti che consumano sono pochissimi rispetto a quelli di un umano di taglia normale.

I Safranek scoprono quindi che nel mondo si è giunti ad una importantissima scoperta scientifica in grado di rimpicciolire l’essere umano, sia per ridurre i consumi in un mondo che si sta distruggendo poco a poco, sia per poter affrontare con più tranquillità e ricchezza il futuro. Serenità economica alla quale chiunque aspirerebbe, ai giorni nostri. I coniugi decidono di sottoporsi all’intervento irreversibile, ma qualcosa va storto.

La storia ci pone sin da subito una domanda fondamentale. L’ecosistema si può davvero salvare, dopo che l’uomo lo ha sfruttato, dominato, distrutto? Può l’essere umano meritare ancora una possibilità? Ora che la posta in gioco è la vita, improvvisamente la natura diventa il primo problema da risolvere. Siamo di fronte ad un’ipocrisia dilagante che ancora una volta mira al guadagno di pochi a discapito di molti, nonostante il “downsizing” fosse partito come un’idea pura e etica: lo scienziato norvegese che ha inventato la formula di rimpicciolimento infatti teneva davvero alla salvaguardia del pianeta e al benessere dei suoi simili; tuttavia questa scoperta si è trasformata presto in arma negativa. È stata utilizzata per neutralizzare e rendere innocui i prigionieri di guerra (come la vietnamita ed attivista politica Gong) e potrebbe essere recuperata in futuro come punizione per popolazioni ostili alla propria.

L’uomo che quindi non può cambiare e imparare dai propri sbagli, nemmeno se posto di fronte a un disastro ambientale imminente. C’è però la speranza di chi fa del bene e aiuta le persone in difficoltà, come Gong, zoppa e povera, ma sempre pronta a dare una parola di conforto e un piatto caldo ai vicini di casa e agli amici. Dunque il regista ci presenta i pro e i contro e ci chiede di presiedere al tribunale della nostra stessa causa, che ci vede come imputati e difensori.

Il regista Payne è riuscito quindi nell’intento di far riflettere lo spettatore su temi scottanti quali la natura che si ribella sotto il peso non gradito dell’uomo, la ciclicità della vita, l’incapacità di imparare dai propri errori e la forza dell’amore che rende coraggiosi. Un cast apprezzatissimo (oltre a Damon e Wiig, anche Christoph Waltz, Hong Chau, Jason Sudeikis, Laura Dern e Neil Patrick Harris) e uno scroscio di applausi in sala ai titoli di coda.

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