Covid-19: nuove osservazioni in risposta al vaccino contro la Sars-CoV-2

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Un gruppo di ricerca dell’Università di Verona ha studiato come il sistema immunitario risponda alla vaccinazione anti-Covid.

Donato Zipeto, docente di biologia molecolare, e Luca Dalle Carbonare, docente di medicina interna, hanno esposto la scorsa settimana a Verona, al polo universitario di Borgo Roma, una ricerca condotta dal loro team su come il sistema immunitario risponda alla vaccinazione contro il Covid.

Oggetto dell’analisi è stato il tipo di anticorpi prodotti a seguito della vaccinazione, sia in soggetti contagiati in precedenza dal virus, sia da soggetti che non si erano mai ammalati. Il professor Dalle Carbonare ha definito «Veramente interessante» il risultato dello studio, aggiungendo che: «Abbiamo visto che nella popolazione vi sono risposte variabili: c’è chi sviluppa prima gli anticorpi IgM e poi IgG, che sarebbe la norma, chi le due tipologie insieme e chi direttamente IgG. Questo starebbe a indicare che esiste una possibile preimmunizzazione dei soggetti, grazie a precedenti esposizioni ad altri Coronavirus». Il professore suggerisce dunque in questo modo l’esistenza di una “memoria immunologica pregressa”, dovuta al contatto con virus solamente simili al Sars-CoV-2, come ad esempio i Coronavirus del raffreddore.

Immagine del Coronavirus-19.

La ricerca è stata effettuata anche su altri tipi di immunoglobuline, ovvero di anticorpi, come le IgA, caratteristiche delle mucose delle vie respiratorie ed efficaci nel bloccare i virus. Il problema principale delle IgA sta nella loro attivazione, che risulta essere molto complessa tramite vaccini intramuscolari come quelli somministrati negli ultimi mesi. «Le IgA prodotte dai vaccini attuali non sembrano in grado di bloccare efficacemente il virus, in quanto “sieriche” – ha dichiarato il professore Zipeto -. Se vogliamo impedire l’infezione, dovremmo bloccare il virus dalla “porta d’ingresso”. Si sta lavorando infatti a vaccini somministrabili per via nasale (spray o aerosol), in grado di indurre una risposta mucosale e di proteggerci non soltanto dalla malattia, ma anche dall’infezione».

Infine il professor Dalle Carbonare si è espresso sulla tematica attuale della “terza dose”: «Dalle informazioni che abbiamo raccolto finora, il tasso anticorpale scende nell’arco di 8-9 mesi, quindi la terza dose è essenziale».

Per ulteriori approfondimenti sulla ricerca dell’Università degli Studi di Verona si rimanda al seguente link: https://www.nature.com/articles/s43856-021-00039-7.

Articolo di Francesco Pari

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