Dall’idea, alla pubblicazione, alla promozione: come far uscire il primo podcast

Francesco Guidotti Giovanni Loranzi giornalisti al microfono 21 giornalismi
Francesco Guidotti e Giovanni Loranzi di Giornalisti al microfono, durante l'incontro a 21 giornalismi
Tempo di lettura: 4 minuti

Una guida pratica per un podcast capace di andare dritto al punto attraverso l’esperienza di “Giornalisti al Microfono”.

La sera del 22 marzo c’è stato il secondo episodio di 21 giornalismi. Si è parlato di come si fa un’intervista e un podcast. Gli ospiti della serata erano Francesco Guidotti e Giovanni Lorenzi, del podcast e blog Giornalisti al Microfono. Ci hanno parlato della loro esperienza, di come tutto è iniziato, come ci si avvicina a questa realtà, come si prepara un’intervista, e risposto alle domande e dubbi dei partecipanti.

Cos’è Giornalisti al Microfono?

Giornalisti al Microfono è un podcast che si rivolge ad aspiranti giornalisti, giovani giornalisti e giornalisti precari. Nasce nel 2017 dalla curiosità e voglia di mettersi in gioco di Francesco, che come tanti non sa come approcciarsi al mestiere del giornalista.

È un lavoro che viene mitizzato, le informazioni che si trovano sono spesso poco trasparenti, i corsi specializzati costano tanto e il più delle volte non mantengono le promesse che fanno. Esce quindi la prima stagione, 49 puntate, un ospite intervistato per ogni puntata che parla di giornalismo nei suoi vari aspetti, che aiuta Francesco e l’ascoltatore a capire meglio questo mondo. Nella seconda stagione Giovanni Lorenzi e Federica Coretto si uniscono al team, le idee sono più chiare e il podcast più organizzato.

Le fasi dell’intervista e del podcast

Per preparare una puntata il primo passo da fare è la scelta e il contatto con l’ospite. Viene scelto in base al programma della stagione e in base ai contenuti che si vogliono portare in quella puntata. Il contatto avviene solitamente via social in un primo momento e poi via mail. Si cerca di fissare una chiacchierata per spiegare l’obiettivo. Spesso gli ospiti impiegano molto tempo per rispondere all’invito, avere sempre puntate pronte è necessario per garantire l’uscita periodica.

La fase successiva è lo studio dell’ospite. In questo momento bisogna leggere, ascoltare e vedere i contenuti che più interessano della persona che si intervisterà. Cercare tutte le interviste che ha già rilasciato e cercare di proporre domande che non siano state già fatte in modo da evitare risposte annoiate. Scavare in ogni dettaglio del suo curriculum e della sua vita cercando curiosità e scelte interessanti, garantendo un colloquio stimolante, stuzzicante e particolare. In questo momento si passa al brainstorming di tutte le domande che vengono in mente, per poi scremarle fino ad essere circa 20 o 25 quesiti finali. Quando si preparano è importante provare a pensare cosa risponderà l’interlocutore, provare a capire in che direzione andrà l’intervista. 1 ora di registrazione equivale a circa 10 ore di preparazione.

Si passa al momento dell’intervista, in cui bisogna avere tutte le domande scritte e divise in macro-categorie. Prima dell’inizio della registrazione c’è sempre un pre-intervista, in cui si spiega dove verrà pubblicata e si risponde ad eventuali dubbi. Serve anche per smorzare l’ansia di intervistatore e intervistato. Iniziata la puntata, la prima sezione di domande riguarda la formazione, quella centrale è l’argomento principale, poi si discute le particolari scelte che l’ospite ha fatto. È fondamentale ascoltare quello che l’interlocutore sta dicendo ed essere pronto a cambiare l’ordine delle domande in base a dove la risposta sta andando.

La dinamicità aiuta a non dare l’impressione di fare un interrogatorio poliziesco e garantisce una piacevole chiacchierata. È rara la situazione in cui è necessario interrompere l’ospite. L’obiettivo è di non accavallare mai le voci, come spesso accade in una normale conversazione informale. È buon costume fare un post intervista, qualche minuto in cui si ringrazia l’ospite e si fa qualche battuta sulle risposte date per rendere l’esperienza più umana.

Come dare vita a un podcast?

In un primo momento bisogna chiedersi perché lo si fa. A chi voglio parlare? È qualcosa che servirebbe alle persone? Una volta chiariti questi punti, sfrutto la curiosità per raggiungere l’obiettivo finale, cioè essere una fonte migliore di Google.

Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, si può partire con poco e spendere poco. Sono consigliati auricolari con microfono per rendere la voce chiara, Audacity per montare l’intervista, Ecamm call Recorder o Zencastr per registrare l’intervista.

Ultimo step è la promozione, passaggio in cui è consigliato Spreaker. È una piattaforma che si occupa di distribuzione e monetizzazione di podcast. Con un abbonamento annuale ogni file caricato verrà distribuito su Spotify, Apple Podcast e Google Podcast. Anchor è l’alternativa gratuita. A questo punto è importante farsi conoscere, cosa che si fa tramite pubblicità che fa l’ospite intervistato o attraverso il sito internet, collaborazione con altri podcaster, e con l’uso strategico dei social network.

Come si finanzia Giornalisti al Microfono?

Abbiamo deciso di non accettare scambi pubblicitari in stile influencer. La maggior parte le entrate vengono da donazioni degli ascoltatori attraverso Moneybox, applicazione di Paypal. È un canale privilegiato perché crea una relazione con le persone, solo chi crede veramente nel progetto dona nella speranza di vederlo crescere. Altra fonte di ricavo è la pubblicità all’inizio del podcast, fornita da Spreaker. Gli introiti sono sufficienti a ripagare le spese del podcast.

2020: l’anno del podcast

Dal 2016 ogni anno si dice che è l’anno del podcast, ma il 2020 ha relegato molte persone a fare lavori da casa il che ha portato al boom di questo media. Tante testate giornalistiche famose si sono cimentate nella pubblicazione di podcast giornalieri, vedi La Repubblica e il Ny Times. Come molti ambiti del giornalismo, non ha sostenibilità economica chiara al momento, ma fare un podcast costa poco. Tutto può essere modificato in post-produzione, il che permette di correggere molti errori.

Il video della serata


Nessuno è nato imparato, tanto vale provare. Infatti, sull’onda di questa nuova moda, uscirà a breve PodPass, il podcast di Pass. Stay tuned.

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