Didattica a distanza: voce agli studenti

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Un anno accademico strano, il 2020, segnato dalla didattica a distanza. Come l’hanno vissuta gli studenti e le studentesse dell’Università di Verona? Lo abbiamo chiesto a loro.

di Matteo Novelli

Dopo un anno di lezioni telematiche abbiamo chiesto a matricole, studenti della triennale e della magistrale di pronunciarsi in merito. Opinioni che spesso convergono tra loro, ma non sempre; riflessioni e immagini molto profonde e suggestive, da parte di chi l’università l’ha vissuta nella maniera tradizionale e di chi invece ci si è ritrovato dietro ad uno schermo. Segue quindi la nostra inchiesta rivolta agli studenti.

Il primo punto su cui li abbiamo interpellati riguarda l’aspetto cognitivo delle lezioni su Zoom. La matricola intervistata si è chiaramente espressa asserendo che ha «trovato difficile mantenere una concentrazione sufficiente per comprendere gli argomenti trattati a causa di un sentimento di mancato coinvolgimento nella lezione» che motiva poi con la causale «siamo infatti cresciuti con l’apprendimento frontale che comportava una forte interazione tra studenti e docente; sebbene sussista un margine di interazione, questo rimane comunque limitato a causa dell’assenza di sguardi e confronti verbali contenuti all’interno di una schermata nera».

Curiosa la risposta della nostra intervistata iscritta al terzo anno di triennale, la quale richiama nuovamente l’importanza dello sguardo affermando che «il contatto visivo tra studenti e docente è fondamentale: personalmente riesco a focalizzarmi meglio sulla lezione, sentendomi più coinvolta e partecipe». Parliamo quindi di un coinvolgimento stimolato dall’interazione che lei stessa ha definito «immediata» ma che sull’altro versante la porta a pronunciarsi, per esperienza, in merito a quegli studenti «un po’ più timidi che, grazie a questa modalità, trovano modo di porre domande senza preoccuparsi troppo dei giudizi».

Il secondo aspetto di cui ci siamo occupati era invece relativo allo stress e alla motivazione degli studenti, argomento che ha fatto emergere elementi contrastanti, probabilmente riconducibili all’esperienza soggettiva. Secondo la matricola «la disponibilità e la preparazione dei docenti non ha inciso sulla trasmissione dei contenuti», mentre la nostra studentessa senior ha notato una «maggiore disorganizzazione nell’erogazione delle lezioni» facendola sentire per la prima volta «abbandonata a sé stessa».

Ciononostante entrambe sono convenute sul fatto che questo nuovo modo di tener lezione non sia poi così stressante, ma anche «un potente mezzo per fornire gli strumenti a chi per vari motivi non abbia la possibilità di trovarsi fisicamente in aula. Credo inoltre che le lezioni registrate aiutino non poco». Certo è che sul fattore stress la DaD ha giocato a favore soprattutto dei pendolari e dei fuori sede.

Poco da dire sui tirocini: «Riguardo al mio ambito di studi, Informatica per l’appunto, svolgere il tirocinio in modalità telematica non mi dispiace affatto. Piuttosto penso che mi conceda più libertà nell’organizzarmi il lavoro in modo autonomo. Massima la disponibilità dimostrata dal docente».

L’ultimo argomento di indagine era invece inerente al fattore “occasioni perse”, che ha trovato sfocio in una voce unanime: «ricordiamoci che l’università è inoltre luogo di momenti di svago e confronto con i nostri compagni di corso, nonché pretesto per scambiare due chiacchiere tra una lezione e l’altra» elemento che, come ha confermato la matricola intervistata, non poteva che rivelarsi come una grave carenza nel primo anno.

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Per chi se lo fosse chiesto, non ci siamo certamente scordati dei nostri studenti delle magistrali, anche se da quanto dichiarato dal nostro intervistato si è delineato un certo risentimento in quanto «le attività laboratoriali e le tesi, ben più specialistiche rispetto a quelle triennali, hanno creato non pochi problemi e per la prima volta è diventato faticoso comunicare con i propri compagni di corso con i quali, proprio perché sono moltissimi in meno rispetto ad un corso di laurea triennale, si era soliti far gruppo».

Nonostante la riservatezza dei nostri intervistati, che hanno tutti preferito rimanere anonimi, possiamo trarre le conclusioni. Al primo posto tra gli studenti maggiormente penalizzati si collocano gli iscritti alle lauree Magistrali, seguiti in coda da triennali e matricole. Questione di esperienza e della sempre maggiore difficoltà degli studi progredendo di anno in anno? È indiscutibile che le matricole non possano avere gli stessi parametri di confronto, ma pare che tutto sommato stiano vivendo questa nuovo modo di fare Università in maniera positiva e propositiva, con un evidente spirito di adattamento.

Nella speranza che l’emergenza sanitaria rientri, e fiduciosi nelle capacità dei nostri organi interni di adattarsi ad ogni futura evenienza nel migliore dei modi, concludiamo così questo 2020 con questo riscontro finale di ciò che è stato per noi studenti che abbiamo dimostrato di saperci adattare e – per quanto possibile – di sfruttare al meglio offerte dall’ateneo con una giusta dose di elasticità.

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