Federico Schinardi: scrittore in erba, semifinalista al Premio Campiello Giovani 2021

Intervista a Federico Schinardi
Intervista a Federico Schinardi, semifinalista Campiello Giovani 2021
Tempo di lettura: 4 minuti

Durante il format “20 minuti con…” di Pass, Federico Schinardi ha parlato della sua esperienza al Premio Campiello Giovani e dei suoi racconti, dando anche consigli di lettura e scrittura.

Federico Schinardi è un giovane ventunenne, studente di lettere moderne e amante della scrittura, tant’è che oltre a dedicarsi alla stesura di racconti è anche un copywriter per una startup. Ha preso parte al Premio Campiello Giovani negli ultimi tre anni, classificandosi tra i semifinalisti nel 2019 e tra i finalisti nel 2020. Quest’anno è stato selezionato ed è entrato a far parte dei venticinque semifinalisti con il racconto ll porco avventuriero, ovvero la breve ma molto intensa storia di un maiale che voleva vedere le stelle.

Federico, la tua passione per la scrittura quando è nata?

Fino alle elementari non sapevo assolutamente scrivere, avevo molte idee ma non riuscivo a metterle su carta. Un giorno mio nonno si presentò con alcuni libri di Salgari e me li regalò. Da quel momento è nata la mia passione per la scrittura.

Com’è il tuo rapporto con la scrittura?

Direi che il mio rapporto con la scrittura è un po’ problematico. Non faccio mai bozze o brutte copie, e soprattutto non rileggo mai, cosa accaduta anche con il racconto inviato quest’anno al Premio Campiello Giovani. Il mio modo di scrivere non è quello ideale di uno scrittore, infatti non ho mai scritto un libro. Credo, però, che la scrittura sia un mezzo potentissimo e un modo per conoscere bene se stessi. Sembra un cliché, una frase altisonante, ma è esattamente ciò che provo quando scrivo. Mi comprendo attraverso le parole.

Come hai conosciuto il Premio Campiello?

Questa è una storia divertente! La mia professoressa di italiano alle superiori mi aveva detto che esisteva questo premio, ma io ero un po’ scettico, poiché sebbene la mia passione per la scrittura, non mi sentivo all’altezza di poter affrontare una competizione con tantissimi partecipanti da tutta Italia. Dopo qualche tempo, ho conosciuto una persona che mi ha presentato un’amica, la quale aveva partecipato nel 2018 al Premio Campiello Giovani. Quindi, dopo aver vissuto questa esperienza indiretta mi sono fatto coraggio e ho deciso di prender parte al Premio nel 2019 e sono arrivato in semifinale. Nel 2020 mi sono riproposto al Premio e sono, invece, arrivato in finale, tra i primi cinque. I finalisti sono coinvolti in moltissime iniziative, tra scuole ed eventi, però a causa della pandemia abbiamo dovuto ridurre tutte le attività.

Che tipo di racconti hai presentato al Premio Campiello Giovani? Vi è un elemento in comune?

Federico Schinardi
Federico Schinardi

Il primo racconto è autonomo, non è legato agli altri. Era la mia prima partecipazione e avevo deciso di proporre un racconto serio. Il titolo è La realtà dei fatti, ed in effetti ha una trama un po’ complicata, gli indizi troppo sporadici per fornire una chiave di lettura. Devo dire che parlava un po’ di me.

All’edizione del 2020 ho invece deciso di presentare un racconto con una tematica diversa. Confrontandomi con gli altri partecipanti, mi ero reso conto di quanto i temi affrontati fossero sempre molto seri e impegnativi, volevo discostarmi da quel tipo di scrittura e ho presentato Un giorno se ne andarono le pecore. Il racconto poggia sull’ironia, tentando comunque di affrontare critiche e riflessioni su argomenti più duri.

Quest’anno parlo di un maiale avventuriero che decide di voler vedere le stelle anche se anatomicamente gli è impossibile alzare tanto la testa per vedere il cielo. Il titolo del racconto è Il porco avventuriero, ovvero la breve ma molto intensa storia di un maiale che voleva guardare le stelle, l’ho scritto in pochissimo tempo perché fino all’ultimo non avevo intenzione di partecipare al Premio. Questi ultimi due racconti sono collegati tra loro. Mi piace fare i riferimenti ad altri libri all’interno dei miei testi.

Speri di fare lo scrittore “da grande”?

Sì, non è certamente il mestiere principale che vorrei fare, ma voglio assolutamente dedicarmi alla scrittura. Il mio sogno, però, è sempre stato quello di fare l’insegnante. Nel tempo libero non mi precluderei di scrivere, anche perché vivere solo di scrittura credo sia un po’ complicato al giorno d’oggi.

Quale libro consiglieresti ai lettori di Pass?

Consiglio assolutamente Il Piccolo Principe perché è breve, ma è denso di significato. La gestione delle tematiche e il linguaggio sono assolutamente da ammirare. Poi amo Lovecraft, di cui sto leggendo tutta la bibliografia: non importa cosa scegliate sarà assolutamente un capolavoro. Non credo esista qualcuno in grado di scrivere racconti come lui. Leggo anche poesia e quindi consiglio l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Quale consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere?

Per me è scrittore chiunque decida di mettersi a farlo. Non bisogna mai sminuirsi innanzitutto, e credere in se stessi e in quello che si sta facendo. La scrittura è un mezzo necessario che aiuta molto a capire quello che senti, un po’ come parlare con un’altra persona. Scrivere è parlare con se stessi e farlo per sé è molto importante. Non c’è niente da perdere. Scrivete!

Intervista di Annalaura Casciano

Save the date: 20 minuti con Elisa Veneziani

Il prossimo appuntamento di “20 minuti con…” sarà venerdì 19 marzo in diretta su Instagram (@passunivr) alle 19 con Elisa Veneziani, psicologa. Insieme alla nostra Chiara Cavaterra parleremo delle difficoltà emotive, relazionali e psicologiche in conseguenza a lockdown e zone rosse.

La diretta di venerdì 12 marzo

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