Idonei non beneficiari, il racconto della protesta

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La protesta di Udu davanti alla mensa Esu
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Questa mattina, circa venti studenti si sono radunati all’esterno della mensa dell’Università di Verona per manifestare contro le assegnazioni “mancate” delle borse di studio.

Più di cinquecento borsisti dell’Università, dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio  sono stati definiti “assegnatari non beneficiari” dall’Esu, l’azienda regionale che gestisce il diritto allo studio, per mancanza di fondi.

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I ragazzi, coordinati dai rappresentanti di Udu – Verona, e seguendo tutte le precauzioni legate alla pandemia, si sono ordinati sul prato della mensa per dimostrare il loro disaccordo.

«Non è l’Università ad essere la responsabile di questa figuraccia», ha ripetuto più volte Deborah Fruner, coordinatrice di Udu – Verona e rappresentante della commissione per il diritto allo studio, ribadendo l’indipendenza dell’ente regionale dall’ambiente di Univr.

«Verona vanta un triste primato: è l’Università veneta con il maggior numero di non beneficiari di borsa», continua la rappresentante, «Un borsista riceve in media millecinquecento euro, che sono circa un milione e mezzo di euro in totale. Nulla per la regione. Gli studenti sono stati lasciati in mutande».
Tre universitari si sono quindi abbassati i pantaloni in segno di protesta, rendendo tangibile una metafora che purtroppo oggi suona fin troppo reale.

«Porterò in Consiglio di amministrazione la vostra voce e di tutti quei cinquecento ragazzi che hanno bisogno della borsa» ha aggiunto poi Alberto Cossu, specializzando e rappresentante del Cda di Esu.

Presente anche Matteo Tacconi, studente dell’Accademia di Belle Arti. «Siamo in balia di un sistema del diritto allo studio che penalizza drammaticamente l’esperienza di studio di noi aspiranti artisti». 

«L’ipocrisia con cui si affrontano questi discorsi in regione deve assolutamente essere superata. Chiediamo ad alta voce: Esu, dateci i fondi, pagate per gli studenti idonei non beneficiari, e abolite questa vergogna anche per gli anni a venire», ha gridato dal megafono Stefano Ambrosini, presidente del Consiglio degli studenti.

Dopo aver letto le parole di numerosi studenti fuori sede bloccati nelle regioni a colori, i ragazzi hanno chiuso il sit-in nella speranza che vengano subito ascoltati.

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