Il Pianista: orrore e speranza sulle note di Chopin

Il Pianista
Szpilman mentre viene obbligato a suonare il pianoforte dall'ufficiale tedesco.
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Tratto da una storia realmente accaduta, Il Pianista è la seconda proposta della rubrica culturale di questo mese, dedicata alla Giornata della Memoria. Autobiografico, questo film testimonia la crudeltà che il famoso pianista Szpilman ha vissuto sulla sua pelle e visto con i suoi occhi, sopravvivendo alle atrocità della Seconda Guerra Mondiale.

Tra i molteplici film – ispirati a storie reali o fittizie – che raccontano le dure vicende sulla persecuzione degli ebrei, Il Pianista non può non essere menzionato. Tratto dalla storia realmente accaduta del pianista e compositore polacco Wladyslaw Szpilman e raccontata successivamente nel libro autobiografico, narra con cruda onestà le vicende che colpirono Varsavia con l’arrivo delle forze armate tedesche. 

È il 1939 e a Varsavia iniziano i primi bombardamenti che annunciano l’inizio della Guerra e l’occupazione della città da parte delle truppe naziste. Wladyslaw in quel momento si trova alla radio per lavoro ed è costretto a interrompere la sua esecuzione al pianoforte per rifugiarsi a casa, dalla sua famiglia. Nei giorni a seguire a tutti gli ebrei viene imposto di indossare la stella di David e impedito di lavorare e frequentare certi ambienti. La comunità ebraica viene piano piano emarginata dalla società, isolata e controllata. Le persone iniziano a vendere gli oggetti personali pur di andare avanti e Wladyslaw è costretto a dare via il suo amato pianoforte per aiutare la sua famiglia a sopravvivere alla fame. 

Il Pianista
Wladyslaw Szpilman interpretato da Adrien Brody.

Un giorno le forze tedesche decidono di trasferire direttamente gli ebrei nel ghetto di Varsavia, delimitato da un alto muro di mattoni e filo spinato. Per la famiglia Szpilman inizia la lotta per la sopravvivenza in balia dei soldati che, un po’ per noia, un po’ per crudeltà, fanno irruzione nelle case per uccidere e terrorizzare le persone. Wladyslaw trova un lavoro come pianista in un locale, cogliendo così l’occasione per esercitare il suo talento e conservare la sua identità, rifiutando con suo fratello l’offerta a unirsi alla polizia ebraica e collaborare quindi per i tedeschi. 

La situazione peggiora drasticamente quando agli abitanti del ghetto viene riferito l’obbligo di trasferimento al campo di Treblinka, rivelatosi poi un campo di sterminio dal quale solo in pochi riusciranno a sopravvivere. Il giovane pianista, grazie all’aiuto di un amico della polizia ebraica, riesce a sfuggire al duro destino, costretto a lasciare per sempre la sua famiglia.

Il Pianista
Władysław Szpilman tornato al ghetto di Varsavia senza la sua famiglia.

Da quel momento in poi Wladislaw, tornato nel ghetto e successivamente evaso di nascosto, cercherà di sopravvivere alla crudeltà dei tedeschi, il freddo e la fame grazie all’aiuto di alcuni vecchi e nuovi amici, che faranno quanto possibile per proteggerlo. La musica inoltre non lo abbandonerà mai, trovando diversi modi per raggiungerlo, confortandolo nei momenti più difficili, salvandolo.

Il Pianista è un film crudo, diretto, che non lascia spazio all’immaginazione. Roman Polanski, regista di origine ebraica, dopo aver trascorso parte della sua infanzia nel ghetto di Cracovia e aver sperimentando sulla sua pelle il dolore, la fame, la perdita e la paura, riesce a descrivere senza mezzi termini ogni crudeltà inflitta agli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Infine la musica, amata, rincorsa, cercata e sognata da Szpilman, è co-protagonista per tutta la durata del lungometraggio grazie alle meravigliose composizioni di Chopin.

Per leggere la prima puntata della rubrica culturale dedicata alla Giornata della Memoria “Suite francese: amore e ideali al tempo della guerra”, clicca qui.

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