Addio al maestro. La lezione di Camilleri

la lezione di Camilleri
Andrea Camilleri - Foto dalla pagina Facebook Sellerio
Tempo di lettura: 2 minuti

di Francesco Novella

Cosa può insegnare un anziano signore di nome Andrea Camilleri alla nuova generazione? Probabilmente lui ci avrebbe risposto: «non è che il corpo a invecchiare, è importante che lo spirito sia mantenuto giovane».

Nel suo appassionato fervore e nella limpidezza della sua mente possiamo constatare come ciò sia stato quanto mai vero. Maestro della sperimentazione, ha saputo non conformarsi alla moltitudine e ai poteri forti, come il fascismo, ricavando una saggezza e una libertà che traspare nei suoi scritti e che l’hanno contraddistinto come uomo.

Come lui stesso dice nello spettacolo teatrale “Tiresia”, libertà è spesso intesa come interiore, in quanto il mondo esteriore è sempre frutto di vincoli.

Camilleri ci dice a questo proposito che, per sopravvivere al mondo, si è sempre servito della poesia e della letteratura, strumenti di espressione e di viaggio interiore.

In riferimento a questo suo ultimo spettacolo teatrale, recitato con un monologo integrale, Camilleri, sempre nelle vesti dell’indovino greco Tiresia, ci ha lasciato una sorta di testamento spirituale ultimo, i sui pensieri e i suoi insegnamenti, proprio ora che, cieco da pochi anni, riusciva a “vedere”.

 Alcuni dei temi che ha toccato sono stati quelli dell’indifferenza odierna, della dannosa condanna del corpo, dell’invidia infinita e della fuga dalla società per ricercare i veri valori. Ha condannato l’ultima pericolosa trasformazione del ‘900 dell’uomo in non-uomo, in bestia. E dice che si avverte ancora sulla Terra questa presenza oscura.

Tornando alla cecità, Camilleri dice che il necessario alla vita è invisibile agli occhi, ossia alla ragione, ma è quanto più desiderabile dall’uomo.  Sembra inoltre impossibile per l’uomo prevedere tutto. In primo luogo perché si è portati al bene e poi, a volte, perché sfugge una parte di determinismo che sembra libertà degli dei.

Ciò che resta a noi uomini e donne mortali, quindi, secondo il grande scrittore, è assaporare delle stille di eternità, individuate nel farsi ben volere e nel coltivare uno spirito leggero, capace di godere delle piccole gioie che la vita regala.

E questo è un grande insegnamento, per tutti.

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