La strage di Parigi. Gli studenti universitari musulmani dicono la loro.

Tempo di lettura: 4 minuti


Intervista a Fatima, studentessa marocchina di Giurisprudenza, e a Omar, studente siriano di Economia.

Fatima.

Raccontaci qualcosa di te.

Mi chiamo Fatima ho 22 anni e provengo da un paese bellissimo, il Marocco, ma vivo in Italia da quasi 18 anni. I miei genitori sono entrambi marocchini e sono venuti in Italia a cercare fortuna. Sono musulmana, pratico la mia religione e ho rispetto per qualsiasi altro credo religioso.

Dopo i recenti fatti di Parigi hai più paura di un attentato?

Io personalmente non ho paura di un attentato, ma mi fa male ciò che dicono le persone. Quando si parla di Stato Islamico, infatti, si tende a far rientrare in questo tutti i musulmani.

L’Islam quindi non è uguale in tutti i paesi arabi? Quali sono le principali differenze?

Bisogna ricordarsi che l’islam si divide in due rami: Sunniti e Sciiti. Io sono sunnita e la mia religione non istiga né alla guerra né alla violenza, anzi educa all’amore e al rispetto. Estremismo non è assolutamente sinonimo di islam, che si basa invece principalmente su tre pilastri: amore, rispetto e tolleranza. Chi diffonde il messaggio contrario probabilmente non ha di meglio da fare!

Pensi che i media stiano più informando o terrorizzando? Ti ha dato fastidio qualcosa che hai letto o sentito nell’ultima settimana?

Penso sinceramente che i media stiano più che altro terrorizzando i cittadini, i quali si riversano su di noi! Noi, che siamo qui per studiare e costruirci un futuro dignitoso. Mi ha dato molto fastidio la copertina del quotidiano Libero che titolava ”Bastardi Islamici”. Ragionando in questo modo anche noi allora potremmo dire “bastardi cristiani”, in quanto ogni secondo in medio oriente vengono uccisi migliaia di civili musulmani!Parigi terrorismo

Qualcuno, purtroppo, dopo i recenti attentati ha iniziato a guardare con occhi diversi i propri vicini musulmani: hai percepito un atteggiamento ostile nei tuoi confronti?

Fortunatamente io e la mia famiglia siamo ben integrati nella so
cietà italiana. Tuttavia ho avuto la sfortuna di assistere ad un episodio spiacevole nella stazione del mio paese. Un signore di mezza età all’avvicinarsi di una ragazza che portava sul capo il velo l’ha guardata in malo modo e ha esclamato stizzito: “questi qua li trovi dappertutto!” Io non ho parole, sono disgustata dal fatto che, come ho detto, si ricomprendere nel cerchio dei terroristi tutti i musulmani.

Come si può dimostrare che la diversità culturale è positiva nella nostra società?

Sin da quando ero bambina i miei genitori, ma anche i miei vicini di casa italiani che mi hanno cresciuta come una loro figlia, mi hanno insegnato a rispettare tutte le culture. Da queste possiamo imparare molto e questi insegnamenti di tolleranza e accettazione possono esserci utili per il futuro.

Perché, secondo te, non si parla abbastanza delle stragi che avvengono in altri Paesi (es. Libano)?

Purtroppo è vero. Non si parla così tanto delle stragi che avvengono in medio oriente perché si cerca di far passare per cattivi tutti i musulmani. Ogni giorno, invece, muoiono persone innocenti in Libano, Iraq, Iran, Afghanistan ecc.: anche quelli sono essere umani, no?

Omar

Dopo i recenti fatti di Parigi hai più paura di un attentato?

Certo la paura è salita! Però penso che non bisogna spaventarsi, ma cercare di rafforzare i controlli di sicurezza.

Chiedo anche a te: cosa ne pensi del comportamento dei media negli ultimi tempi?

Attraverso i media si riesce indirettamente a manipolare il cittadino, che spesso si basa solo su quelle informazioni senza rielaborarle o cercare altre fonti. Sono arrabbiato e deluso da quello che sta accadendo: il giorno dopo la strage un giornale ha intitolato la propria prima pagina: “Bastardi islamici”. Non capisco come si possa arrivare a tutto questo, neanche fossimo nei tempi di Diocleziano nell’antica Roma.
Aldilà di ciò, penso che la situazione attuale sia oro colato per i media: il cittadino ha paura, ha voglia di informarsi su ciò che avviene e di saperne di più, quindi quale occasione migliore per vendere giornali, articoli e servizi? E qui mi viene naturale pormi un quesito: si mira veramente ad informare il cittadino con una notizia vera ed oggettiva, o no? Penso sia un argomento di grande riflessione.

Raccontami qualcosa del tuo paese d’origine: hai parenti che ci vivono? Negli ultimi anni è diventato più difficile far loro visita?

Ho parenti che vivono in Siria attualmente, a Damasco e ad Hama. È un argomento molto delicato, sono stato diverse volte a visitarla, ma dal 2011 è molto difficile entrare ed uscire dal paese. Mi raccontano tutti giorni di come è difficile la vita: la corrente non c’è quasi mai, si fa fatica a trovare da mangiare, non si lavora più, e sei costretto a chiuderti in casa. In più c’è la costante paura che ti arrivi una bomba in casa, di perdere tuo fratello, un tuo genitore, tuo figlio o un amico, oppure che vengano a prenderti di forza i militari per uccidere altri civili, pena la morte. Questi sono solo una parte dei problemi. Per fortuna i miei parenti stanno bene, ma io mi domando: tu che stai leggendo questo articolo, in una situazione del genere cosa faresti? Capiamo perché migliaia di persone ogni giorno affidano la propria vita ad un trafficante su un barcone in mezzo al mediterraneo? Loro vedono l’Europa e in generale gli altri paesi, qualunque essi siano, come una salvezza da questo inferno.

Hai notato un atteggiamento diverso delle persone verso i musulmani dopo gli attentanti di Parigi?

Già prima dei fatti di Parigi è stato seminato molto odio nei confronti dei musulmani, figuriamoci ora. Penso che qualsiasi persona, di qualsiasi credo o provenienza, possa notare il comportamento incivile di molte persone che avviene tutti i giorni. Purtroppo oggi la gente frustrata dal proprio lavoro e della propria vita in generale, si sfoga in questa maniera, prendendosela con persone che non c’entrano nulla e trattandole male. Queste persone ci ricordano tutti i giorni quanto sia grande la battaglia contro l’ignoranza.

Perché secondo te non si parla abbastanza delle stragi in altri paesi?

Mi viene naturale rispondere con una domanda: come hanno reagito le persone intorno a noi alla strage di Parigi dei 129 morti, e come hanno reagito alla notizia dei 147 studenti uccisi in Kenya qualche mese fa? Il motivo per il quale non se ne parla è perché sono notizie che non interessano purtroppo, perché “sono là” e più di un articolo o un servizio non gli si dà peso. Mi sento di dare un consiglio: bisogna avere una mente critica, informarsi bene su un argomento prima di dare un giudizio e non basarsi solamente su quello che i media ci propinano.

Irene Ferraro

Avatar

Alessandro Bonfante

Direttore editoriale di Pass Magazine da ottobre 2017, in redazione dal 2014. Laureato in lingue per il commercio e laureando alla magistrale di editoria e giornalismo.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

8 + otto =