Laurearsi in Informatica negli anni 90. Luci ed Ombre, parola a Nicola Drago

Dipartimento Informatica Isabella Grosshans
Ca' Vignal 3. Foto di Isabella Grosshans
Tempo di lettura: 7 minuti

Quest’oggi abbiamo il piacere di portare il contributo critico ed obiettivo del docente e imprenditore Nicola Drago, laureato all’Università degli studi di Verona che ci ha parlato della sua esperienza personale come ex-studente e – successivamente – come professore a contratto. Ma ora lasciamo a lui le presentazioni e l’introduzione alla sua carriera universitaria.

«Mi sono laureato nell’AA 1997/1998 alla facoltà di scienze fisiche e matematiche naturali quando ancora esistevano le facoltà, nel corso di laurea di scienze dell’informazione; dall’anno successivo è partito il nuovo ordinamento e la coorte che si è costituita si è chiamata semplicemente informatica. Di fatto la suddetta facoltà era a quei tempi partita soprattutto per il corso di biotecnologie, che era il corso sponsorizzato da fondazione Cariverona e dalla Glaxo (che ovviamente aveva un centro di ricerca a Verona e probabilmente sperava di ottenere dei nuovi tecnici da una facoltà che potesse laureare delle persone in biotecnologie industriali). Il corso di laurea di scienze dell’informazione ha fatto quindi un po’ la “Cenerentola” e io ho vissuto gli anni in cui il corso di laurea era in costruzione, tant’è vero che le lezioni del primo anno venivano alternate con gli amici e i colleghi di biotecnologie in quanto vi era solamente una stanza capiente.»

Viste le premesse, sorge un dubbio: che aspettative e realtà non si siano del tutto incontrate.

«Il fatto di aver seguito un corso sul nascere non ha esattamente colmato quelle che potevano essere le mie aspettative. Io venivo da un istituto tecnico industriale ed ero già diplomato come perito informatico; speravo all’interno del corso di potermi specializzare ulteriormente nella mia disciplina e di approfondire un mestiere che in realtà già cominciavo ad esercitare come professionista freelance. Il fatto che fosse un corso nuovo ha tuttavia portato degli aspetti negativi come per esempio delle meteore, cioè dei docenti pescati un po’ di qua e un po’ di là che sono apparsi per un anno o due per poi di fatto sparire; anche se non tutti, alcuni docenti venivano infatti recuperati da altri corsi di laurea. Nel nostro caso i docenti dei corsi di matematica e fisica sono stati procurati rispettivamente da economia e medicina. A mio avviso questo era un chiaro segnale che il corso non ci avrebbe preparati a dovere.»

Nicola Drago
Dott. Nicola Drago

Se fino ad ora abbiamo scoperto solo gli aspetti critici di una facoltà “Cenerentola”, questa ha portato anche enormi benefici che hanno permesso al nostro intervistato di godere di una formazione migliore proprio a causa della trascuranza del corso di studi. Come leggeremo tra poco, le circostanze hanno infatti portato gli studenti a doversi arrangiare – aspetto che non poteva che comportare una crescita formativa anche di competenze trasversali. Così continua dunque il Dott. Nicola Drago.

«Per fortuna invece altri docenti – come il professor E. Damiani che ricorderò sempre – oltre ad altri professori che sono apparsi per 2, 3, 4 o magari 5 anni (rubati invece principalmente dal Politecnico di Milano o dall’Università di Padova che hanno dato la gran parte dei docenti soprattutto per la loro prossimità) ci hanno lasciato un segno netto. Sono stati questi infatti gli unici che ci hanno portati a conoscere un mondo che era in fase di forte evoluzione e ho tra l’altro avuto la fortuna di sviluppare quelle che sono state probabilmente le prime pagine web di Verona, se non d’Italia, già nel ’92/’93; il fatto di essere una “Cenerentola” ci ha portati ad avere dei laboratori praticamente inesistenti. Anche qua, fortuna o sfortuna ha voluto che io mi sia impegnato a livello di volontariato con altri quattro amici colleghi di studi nel gestire quella che era la rete del laboratorio del corso di Scienze dell’Informazione. Tra l’altro le macchine e le risorse erano molto scarse: c’erano soltanto due workstation HP con 6/7 terminali che dovevano sopperire alla necessità di circa 150 iscritti; si evince quindi che l’offerta laboratoriale era alquanto scarsa. Per concludere in bellezza, i primi due/tre anni se volevamo collegarci a Internet dovevamo recarci alla facoltà di medicina presso la biblioteca di dipartimento, quindi l’accesso alle risorse non era semplice come al giorno d’oggi.»

I lati positivi però non sono finiti qua, infatti come vedremo tra poche battute alcuni docenti “meteora” hanno veramente segnato il futuro dei propri studenti. Parola al Prof. Drago.

«È anche vero che l’esperienza con alcuni docenti decisamente molto preparati e motivati mi ha ad esempio portato a scrivere degli articoli per delle riviste specialistiche (Internet News), e quindi a sperimentare tecnologie nuove. Ci hanno così spronati a metterci in gioco, nel campo delle reti in modo particolare, disciplina che è stata un po’ la mia passione maggiore e che mi ha portato successivamente a trarne uno sbocco professionale. In ambito universitario ho infatti avuto modo di approfondire sufficientemente questa materia ma non solo, come per esempio la programmazione ad oggetti.»

In ambito universitario il nostro intervistato ha inoltre avuto modo di arricchire il proprio bagaglio culturale con corsi che gli avrebbero permesso in un secondo momento di dare una marcia in più alla sua attività imprenditoriale.

«Ho dato anche un esame di ricerca operativa, rubato al dipartimento di economia. Questo mi ha permesso di conoscere il meccanismo delle aziende e di capire come impostare quello che sarebbe poi diventato il mio lavoro negli anni successivi. Finita l’università ho infatti iniziato come professionista aprendo un’azienda informatica che si occupava di assistenza e sviluppo software. Ciò di cui mi sono reso conto solo dopo una decina d’anni è che fondamentalmente non è purtroppo solo la bravura a farti fare strada. Sicuramente sussiste un fattore non ininfluente di fortuna; non meno trascurabile è il fatto di trovare spesso e volentieri clienti che ti giudicano per la tua esperienza industriale e per le conoscenze delle persone che puoi avere.»

La carriera del Prof. Nicola Drago non si è fermata tuttavia con la laurea in scienze informatiche, ma è poi perseguita raggiungendo il massimo titolo accademico: il dottorato di ricerca.

«Dopo due anni da quando mi sono laureato ho avuto l’opportunità di intraprendere un dottorato di ricerca sempre presso l’università di Verona. Nel frattempo la facoltà di scienze fisiche e matematiche naturali aveva cominciato a “dar casa” a docenti e figure ordinarie; grazie a loro si sono costituiti i primi gruppi di ricerca, mentre al momento questi sono più di uno e decisamente importanti anche anche livello internazionale. In quegli anni erano infatti scarsi i docenti e i ricercatori strutturati. Questo è stato sicuramente un peccato per i studenti giovani come me che avevano la necessità di apprendere nuove tecnologie e potersi misurare con l’informatica di quei tempi.»

Dipartimento Informatica Isabella Grosshans
Ca’ Vignal 3. Foto di Isabella Grosshans.

Il focus del discorso è quindi tornato obiettivo.

«Ricordiamoci del resto che quando è partita la facoltà, questa lo ha fatto con la spinta di sfornare specializzandi in biotecnologie: c’erano infatti gruppi di ricerca di chimica, biologia ma mancava completamente uno zoccolo nella parte informatico-matematica. Ripeto, è stata sicuramente una carenza non banale, ma fortunatamente durante il mio dottorato i gruppi iniziavano per la prima volta ad esserci e vi è stata quindi la possibilità di cominciare ad approfondire tematiche che ho poi speso nel mondo del lavoro.»

A questo punto, prima di affrontare l’argomento finale della nostra intervista, abbiamo chiesto all’intervistato come sia lavorare nel veronese nelle vesti di  informatico, il quale ha proseguito col discorso recuperando alcuni elementi visti poco prima.

«Purtroppo le aziende locali non sono disposte ad investire in tecnologie costose; preferiscono infatti soluzioni economiche, non curandosi di fattori quali la scalabilità. Può sembrare che siano poco ambiziose, ed effettivamente alla fine della fiera questo è il profilo dell’azienda che si delinea. La nostra zona del resto brulica di microimprese formate da 3, 4, 5 massimo 10 professionisti; non si tratta di attività portate a grandi investimenti, ecco perché in queste realtà viene prediletta la replicazione delle soluzioni per tenere bassi i costi piuttosto che portare una soluzione innovativa. In poche parole, difficilmente avremo modo di vedere un’azienda in grado di espandersi rapidamente e su vasta scala come può essere Google piuttosto che Amazon.»

L’ultima domanda non poteva che avere come oggetto la carriera dietro la cattedra del nostro docente intervistato, il quale con la sua esperienza quasi ventennale ci ha parlato di luci e ombre di un ruolo oggi tanto discusso quale quello del docente.

«Ho intrapreso la carriera come docente di informatica di scuola superiore nel 2003, ma sono rimasto agganciato al mondo universitario tenendo alcuni corsi che seguo tuttora; grazie a questi ho la possibilità di approfondire nuove tematiche o di rimanere comunque aggiornato sul settore informatico. In ambiente accademico ricopro la posizione del classico contrattista, quindi fondamentalmente ogni anno mi ricandido e in base al mio curriculum i dipartimenti valutano se assegnarmi o meno un corso.»

A coronare i tutto, una riflessione – a mio personale avviso, giustamente – critica.

Una riflessione, un po’ triste se vogliamo, è che negli ultimi anni – soprattutto a seguito di questo periodo di difficoltà generale – si è fortemente ridotto il compenso di noi docenti a contratto. Ciò non vuol essere un modo per piangere la mancanza di soldi o altro; capisco anche il momento di austerità, però volendo tirare due somme mi rendo conto che lo faccio prevalentemente perché mi piace. Anche perché se dovessi fare i conti di un corso dove magari tengo 12 ore di lezione, vengo retribuito 38 euro l’ora lordo stato, ovvero 38 euro più IVA senza tener conto delle tasse; quindi parliamo più o meno di 18 euro per fare 12 ore di lezione. Bisogna anche tener conto dei ricevimenti di un corso al primo anno, nel mio caso quello di bioinformatica, che ha circa 100 iscritti per i quali bisogna preparare (e correggere) 4 volte all’anno circa 40/50 esami. Se facciamo un conto orario la paga effettiva di un qualunque docente a contratto probabilmente oscilla intorno ai 4/5 euro l’ora. Ma ribadisco, lo si fa più per passione che per quello che può essere un rientro economico.»

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3 risposte

  1. Roberto Giacobazzi ha detto:

    Trovo che il titolo “Laurearsi in Informatica. Luci ed Ombre, parola a Nicola Drago” rappresenti più una realtà che esisteva 20 e passa anni fa piuttosto che la realtà di oggi. Forse il titolo corretto sarebbe stato: “Laurearsi in Informatica negli anni 90 a Verona. Luci ed Ombre, parola a Nicola Drago.”! Oggi la realtà a Verona è ben diversa come (forse) pure Nicola Drago sa.

  2. Nicola Drago ha detto:

    Concordo pienamente con Roberto Giacobazzi, il titolo (che non ho scelto io) non rende assolutamente giustizia a quanto ho cercato di esprimere durante l’intervista, e chiedo pubblicamente al giornalista se è possibile cambiarlo in “Laurearsi a Verona negli anni 90 quando non c’erano ancora aree di ricerca”.

    Mi spiace che non sia risultata la giusta enfasi alla crescita del dipartimento di informatica (è un mio rammarico che ho cercato di esprimere) l’essere passato dall’università nei primi anni novanta quando ancora non cera quasi nulla e una certa invidia per coloro che dopo pochi anni, hanno frequentato le medesime strutture che avevano già iniziato a dar casa ai primi docenti strutturati che hanno creato le prime aree di ricerca che si sono rapidamente ingrandite, di conseguenza come la qualità dei corsi offerti sia rapidamente cresciuta portandola a ottimi risultati.

    Non penso sia un caso che proponga costantemente ai miei studenti delle scuole superiori (se non hanno ragioni per girare il mondo o andare a lavorare) di prendere seriamente in considerazione Verona per informatica rispetto al altre sedi italiane che purtroppo riescono a vario titolo a farsi pubblicità ed apparire falsamente più allettanti.

    Sono convinto che con l’impegno di tutti a cominciare dal mio personale informeremo sempre più capillarmente studenti, famiglie e aziende sulla qualità didattica delle lauree triennali e magistrali in informatica dell’ateneo di Verona e sull’eccellenza scientifica della ricerca che vi si svolge come attestato dalle pubblicazioni nelle sedi più prestigiose.

    • Alessandro Bonfante ha detto:

      Gentile prof. Drago, effettivamente il titolo precedente poteva essere fuorviante. Abbiamo provveduto alla modifica. Grazie per il contributo e le precisazioni.

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