L’informazione sui social media e il giornalismo del futuro

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Verso quale direzione sta andando il giornalismo e quale sarà il piano di business vincente per il mondo dell’informazione? Queste sono state le domande su cui è ruotato ieri sera il dibattito della terza giornata del Festival del Giornalismo di Verona, all’Antica Dogana di Fiume. Ospiti del Festival, organizzato da Heraldo ETS e dal Canoa Club Verona, sono stati questa volta Jara Bombana, fondatrice della piattaforma digitale Malora, il fumettista Marco Tonus, Saverio Tommasi di Fanpage.it, Francesco Specchia, giornalista di Libero e Emilio Mola, oggi uno dei giornalisti più seguiti sui social.

Jara Bombana di Malora e al centro il fumettista Marco Tonus con Heraldo.

«Ci troviamo in questo momento in una fase di transizione – ha spiegato Tonus -. Sappiamo cosa è stato il giornalismo ma non sappiamo quale sarà il suo futuro. Anche se il cartaceo non vende più come prima la partita non si potrà giocare esclusivamente sui social network, sebbene siano un veicolo di comunicazione dell’informazione».

I social network sono ormai diventati parte integrante delle nostre vite. Nel settore dell’informazione questi nuovi media hanno portato però anche degli effetti positivi. «I social sono diventati utili per diffondere i propri pezzi giornalistici – afferma Tommasi –, ma anche per creare nuovi contatti attraverso cui raccontare poi delle storie interessanti. È vero che i social diffondono le fake news in modo più rapido, ma allo stesso tempo fanno viaggiare più velocemente anche le buone notizie».  

Saverio Tommasi al Festival del Giornalismo a Verona con Heraldo.

I social hanno inoltre permesso ai giornalisti stessi di creare un proprio brand, di distinguersi anche dalle testate per cui lavorano. Un giornalista oggi è in grado infatti di creare una propria cerchia personale di utenti e, attraverso un blog o le proprie pagine social, di proporre approfondimenti e servizi diversi da quelli dei media tradizionali. Un esempio di questo fenomeno è proprio Emilio Mola, un giornalista che ha deciso di puntare sull’informazione sui social, raccogliendo più di 200mila followers su Facebook e 111mila su Instagram.

I nuovi media digitali hanno però anche dei difetti: la polarizzazione delle notizie. Sui social gli utenti tendono infatti a circondarsi di contatti in linea con il proprio pensiero. Di conseguenza, le informazioni che raggiungono i fruitori dei social tendono a rafforzano le proprie idee e opinioni, con il rischio di incrociare più difficilmente altri utenti con punti di vista divergenti.  

«Se i social diventano l’unica fonte di accesso all’informazione – spiega Tonus – si rischia di autoconvincersi che tutto ciò che si legge sui nuovi media è la realtà, oppure si tende a leggere solo ciò che rispecchia i propri interessi. In questo caso è in pericolo il pluralismo dell’informazione. Non bisogna accontentarsi di leggere solo quello che si trova sul web. Ci deve essere anche uno sforzo da parte del lettore che dovrebbe essere il primo a verificare le fonti e a leggere le notizie con spirito critico».

Da destra il giornalista Emilio Mola e Francesco Specchia di Libero con Heraldo.

Come può quindi sopravvivere ai social la buona informazione? Il giornalismo è un settore destinato a morire a causa dei social? «Internet prevede un tipo di informazione veloce, ma se si propongono anche sul web e sui social articoli o video lunghi con approfondimenti di qualità – dice Mola – la gente è propensa a dedicare un po’ più di tempo all’informazione». La qualità potrebbe essere dunque uno degli elementi su cui puntare per risollevare il giornalismo in futuro. Anche Tonus, portando l’esempio di Pangolino, la sua parodia a fumetti sulla pandemia realizzata con altri fumettisti nel 2020, ha sottolineato come i lettori riconoscano un prodotto di qualità e siano pure disposti a pagarlo.

Un altro punto di forza potrebbe essere la creazione di un gruppo coeso tra redattori e collaboratori, come ha spiegato Bombana: «Una redazione può ancora dare legittimità all’informazione, ma si deve creare un collettivo tra redattori e collaboratori, spesso dimenticati e lasciati soli, per delineare poi insieme un approccio critico e una linea editoriale al tipo di informazione che si intende trasmettere».

Infine quale potrebbe essere il nuovo modello di business per il giornalismo del futuro? «In questo momento l’unica testata italiana in attivo è FanPage, mentre gli altri organi di informazione, specialmente le testate cartacee, continuano a perdere sempre più lettori. Anche i giornalisti che fanno informazione esclusivamente online non hanno ancora trovato una strategia vincente per finanziare i costi dell’informazione e pagare i collaboratori con una ricompensa dignitosa» afferma Francesco Specchia di Libero.

«Non si è ancora trovato un vero e proprio modello di business, ma ogni testata sta sperimentando delle strategie diverse per abituare i fruitori su internet a pagare l’informazione» spiega Mola. «Valigia Blu ad esempio comunica agli utenti quanti fondi deve raccogliere per fare i servizi giornalistici, Il Post invita gli utenti a sostenere la testata o a fare un abbonamento, altre testate vivono solo di pubblicità».

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