“L’Isola”: il libro per immaginare una società perfetta

Copertina de L'isola di Aldous Huxley edizione Mondadori
Tempo di lettura: 3 minuti

Noi di Pass ci auguriamo che tra una sessione di esami e l’altra riuscirete a rilassarvi in una parte qualsiasi del mondo, l’unica raccomandazione che ci sentiamo di fare è di stare lontani da biblioteche e aule studio almeno un paio di settimane. E, siccome già vi vediamo alla ricerca disperata di un libro da mettere in valigia, abbiamo deciso di facilitare le cose consigliandovi una lettura. Pure la redazione e i collaboratori di Pass si concedono una pausa e vi augurano delle buone vacanze, dandovi appuntamento al prossimo anno accademico con nuovi contenuti.

Per restare in tema di ambientazioni vacanziere, la scelta è caduta su L’isola, un romanzo dello scrittore Aldous Huxley pubblicato nel 1962 e iscritto al filone delle utopie.

«Le parole fecero scattare un grilletto e, tutto a un tratto, Will ricordò ogni cosa. Questa era Pala, l’isola proibita, il luogo che nessun giornalista aveva mai visitato. E ora doveva essere il mattino successivo al pomeriggio in cui era stato così avventato da navigare a vela, solo, fuori dal porto di Rendang-Lobo».

Questa è la situazione in cui si imbatte il lettore a poche pagine dall’inizio. Will Farnaby, giornalista per conto di un magnate della stampa e del petrolio, naufraga sulle coste inaccessibili dell’immaginaria Pala, un’isola nell’Estremo Oriente in cui vive una società perfetta. Introdotto nei vari ambiti della società da alcuni abitanti, Will scopre piano piano che la popolazione locale è stata in grado di ribaltare tutti i principi e concetti di costrizione e sfruttamento per lasciare spazio alla realizzazione della natura di ciascun individuo. Una natura che viene quindi costruita non sull’aspirazione di assomigliare a un modello estraneo e inconciliabile, ma sulle proprie capacità.

«Se soltanto sapessi chi sono in realtà, smetterei di comportarmi come quello che credo di essere; e se smettessi di comportarmi come quello che credo di essere, saprei chi sono».

Il racconto è particolarmente interessante perché in un certo senso il viaggio di Will è anche il viaggio del lettore. Questo perché, come lui, anche noi siamo occidentali e possiamo riconoscerci nel protagonista così assuefatto dal capitalismo da essere reso cinico verso qualsiasi alternativa che vi si discosti e, allo stesso tempo, nauseato da quel meccanismo di cui si è soltanto un piccolo ingranaggio.

È dunque un viaggio che si snoda analizzando ciascuno dei pilastri su cui si basa il funzionamento della società occidentale: dalla religione all’economia, dalla famiglia alla politica, scardinando quelli che ne rappresentano i principi intoccabili e apparentemente necessari. Con il procedere della narrazione, agli occhi del giornalista appare evidente come possano esistere altre regole che, esaltando la natura individuale, permettono un’esistenza più vera, giusta ed armoniosa. Gli abitanti dell’isola non solo vivono in perfetta sintonia gli uni con gli altri, ma anche con la natura e il territorio fisico dell’isola, rispettandone le risorse e le ricchezze.

«Mentre noi – disse il dottor Robert – abbiamo sempre preferito adattare la nostra economia e la nostra tecnica agli esseri umani, e non gli esseri umani all’economia e alla tecnica di qualcun altro. Importiamo quel che non possiamo produrre, ma produciamo e importiamo soltanto ciò che possiamo permetterci. E ciò che possiamo permetterci è limitato non soltanto dalle nostre riserve di sterline, marchi e dollari, ma anche ed essenzialmente… essenzialmente – insistette – dal desiderio di essere felici, dall’ambizione di divenire pienamente umani».

Huxley, tuttavia, pianta il seme della distopia anche nel paradiso utopico di Pala, quasi a voler ammonire che è impossibile prescindere dalla malvagità e dalla stupidità. Mentre da una parte il lettore, insieme a Will, entra in contatto con la cultura del posto, dall’altra viene coinvolto nelle trame di due individui disposti a calpestare il volere di un’intera popolazione pur di arricchirsi grazie al petrolio presente nell’isola. La società perfetta dovrebbe così essere barattata con il fantomatico “progresso” occidentale.

Un’ulteriore peculiarità del romanzo, infine, è il fatto che sociologia e narrativa si mescolino, offrendo un’importantissima opportunità di riflettere su quella che è la natura umana e sulla possibilità, che sembra ormai perduta, di costruire una società giusta non solo a livello collettivo, ma anche a livello individuale.

Citazione da “L’isola”, ed. Mondadori, p. 301.

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