Lotto, m’arzo: fuori dagli stereotipi

parità di genere Cr. ph. Freepik
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Creare stereotipi significa “esagerare” attributi di persone appartenenti ad un gruppo, senza tener conto delle differenze tra i componenti dello stesso. Si arriva, così, ad avere una visione semplificata e ridotta della realtà, con l’esclusione di persone malauguratamente etichettate.

di Giovanni Pasquali
Rappresentante degli studenti dell’Università di Verona nel Collegio Didattico di Lettere e nel Consiglio di Dipartimento Culture e Civiltà.
Membro di Udu Verona.

L’utilizzo fallace dello stereotipo

Gli stereotipi sono una risorsa molto usata in ambito pubblicitario edi marketing. Nel corso degli anni molti brand se ne sono serviti ma, forse, con troppa esuberanza. Non a caso: gli stereotipi che compaiono maggiormente sono quelli di genere nelle pubblicità. Si tratta di un espediente che ha fatto storcere il naso ai più; soprattutto, alle donne: ben il 40% non si riconosce con ciò che viene mostrato.

Esse hanno subito e subiscono, di fatto, una riduzione del loro ruolo. Rappresentate quasi sempre come madri e casalinghe segretarie d’ufficio, la loro crescita professionale è inquinata. La conseguenza? L’aumento del gender gap.

Il gender gap e il binarismo “uomo vs donna”

Vignetta contro le suffragette
Vignetta contro le suffragette

Quando ci si riferisce al gender gap, si parla di marginalità. La stessa, mostrata nei confronti delle donne, è sufficiente ad alimentare pregiudizi sul femminismo che sono riconducibili già alle vignette di inizio Novecento contro le suffragette, fervide esponenti della – cosiddetta – Prima Ondata Femminista. Le attiviste vengono presentate come donne rancorose, gli uomini come sottomessi alle loro angherie.

Il problema sta, spesso, nel ridurre tutto ad un binarismo “uomo vs. donna”, prefigurando una realtà pressoché escludente verso le due identità. In ragione di questo, è importante considerare che “femminismo non è il contrario di maschilismo”.

Femminismo si riferisce a un movimento di rivendicazione dei diritti delle donne, nato alla fine del Diciassettesimo secolo, sviluppatosi, poi, in modo più organico, a partire dalla Rivoluzione francese. Maschilismo, per contro, non indica un movimento dedito all’attivismo: si rifà ad un atteggiamento culturale, e sociale, che crede nella superiorità – biologica e morale – dell’uomo.

Tuttavia, basta la presenza fuorviante delle radici “femmina” e “maschio” per dare adito all’equivoco.

L’origine (sur)reale degli stereotipi

Cromorama
Cromorama

Il fraintendimento non è raro. Può sembrare surreale, ma si ritrovano stereotipizzazioni anche nei colori. Come spiegato nel libro “Cromorama”, redatto da Riccardo Falcinelli nel 2017, la psiche umana collega colori di tendenza scura alla personalità maschile. Invece, colori tenui sarebbero parte della personalità femminile.

Il gruppo Eimí ha trattato del libro, tramite dei sondaggi nelle storie del suo profilo Instagram, con particolare attenzione al suddetto tema e a quello delle forme: l’ennesimo nel mirino della distinzione e della riconducibilità arbitraria di genere.

Il gruppo si esprime così: “Questo studio dice molto di noi. […] ci rivela quanto siamo prede della schiavitù delle convenzioni sociali”.

La soluzione da adottare

Come tutti gli stereotipi, quelli di genere sono difficili da abbattere. Quando si insinuano nelle persone, è complicato estirparli.

Tuttavia, l’esercizio di alcune virtù come la fiducia, l’umiltà – essere disponibili a rivedere le proprie posizioni – e la mitezza – affrontare le questioni pacatamente – risulterebbe funzionale per attenuare i dissapori nei rapporti tra l’uomo e la donna. Sarebbe utile un rovesciamento tale per cui non si ascolterebbe più solo una campana, ma si garantirebbe l’ascolto anche dell’altra.

In merito a questo, i membri di Udu Verona, con il contributo di alcuni membri della Accademia di Belle Arti, si stanno occupando di un progetto dedicato alla Giornata internazionale della donna.

La domanda ricorrente è: “Perché questa giornata esiste?”. Il pensiero condiviso non trova una differenza nel giorno, quanto nell’atteggiamento da adottare. Tutti insieme si stanno impegnando nel condividere quale debba essere il comportamento corretto: “stracciare” i pregiudizi e gli stereotipi che le donne subiscono quotidianamente, mostrando solidarietà nei loro confronti.

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