Parigi, 13/11/2015

Attacchi Parigi
Una commemorazione dei fatti di Parigi del 13 novembre 2015. Credits to: www.abcnews.go.com
Tempo di lettura: 5 minuti

Nessun titolo, tante firme.
Come gruppo di studenti, come giornalisti, ma soprattutto come cittadini, noi di Pass abbiamo discusso a lungo dei fatti di Parigi dello scorso venerdì.
Era doveroso scrivere qualcosa, qualcosa di sentito, come dono a quel #prayforparis che sta raccogliendo milioni di tag in tutto il cyberspazio. La prima domanda che ci siamo fatti è stata: cosa sentiamo veramente di voler scrivere?
Sarebbe stato ingiusto sottomettere la sfera emotiva di ciascuno a un unico autore e a regole stilistiche fisse e rigide.
Perché, in fondo, ognuno ha vissuto quel venerdì sera in maniera diversa. Così abbiamo deciso di riproporvi senza filtri e senza imposizioni le nostre impressioni.
C’è chi ha affidato i sentimenti ai versi, chi a frasi brevi ma intense. Sono pensieri scritti di getto, un po’ sgrammaticati, che racchiudono però anche ragionamenti più definiti e lucidi.
Non sarà quello che ci si aspettava da una rivista universitaria, forse, ma questo è il nostro modo di ricordare, e ricordarci, che siamo tutti esseri umani, diversamente simili, diversamente fratelli.
Condividiamo qui il nostro tributo alla Francia e all’umanità in questi tempi bui di paura, rabbia e, soprattutto, speranza.

La redazione di Pass


Era un venerdì sera come gli altri, in casa di amici a festeggiare un compleanno. Ma poi guardando sui social, veniamo a sapere dell’attentato a Parigi e subito il nostro pensiero va alla nostra amica in Erasmus proprio lí, a Parigi. Ci rassicura che sta bene. La paura è tanta ma non ci si scoraggia e poco dopo la notizia noto un tweet pieno di solidarietà con l’ hashtag #Porteouverte, cioè i francesi aprono la propria casa a chi è per strada e non sa cosa fare. Non è cosi semplice far entrare uno sconosciuto in casa tua ma in questi momenti non importa e si cerca di essere il più uniti possibile. E questa unione e anche forza viene gridata dai francesi, che per quello che possono, anche se ancora scossi, vogliono tornare alla normalità, alla vita quotidiana perché non vogliono farsi intimidire da chi osa violare la vita umana!

Alessia Venturi


Leggo tanti post, tante opinioni, tanta rabbia e purtroppo anche tanto odio. Leggo tante polemiche, tante discussioni, tante prese di posizione e schieramenti politici. E non capisco. Forse le parole sono l’unico modo che abbiamo per illuderci di poter fare qualcosa, di sentirci meno impotenti di fronte ad una cosa che è molto più grande di tutti noi. Ma sappiamo che tutto questo non è la soluzione. E non so dire quale sia, in questi giorni riesco solo a pensare che ci sono persone che hanno perso la vita per il solo fatto di essere state ad una partita, di aver mangiato in compagnia, di aver assistito ad un concerto, di aver passeggiato per strada. Persone che si sono trovate all’interno di un incubo. Non riesco a far altro se non pensare a loro: alle vittime, ai loro cari e a chi è sopravvissuto, ma chissà quale strazio si porta nel cuore. Non riesco a far altro se non pensare che questo episodio, purtroppo, non è stato il primo e non sarà l’ultimo. E ho paura, non lo nego. Ma non riesco a fomentare odio, non riesco a “ridurre” tutto ciò ad un discorso di politica o di religione. Non riesco ad avere parole ma, in certi casi, credo che non ce ne siano.

Greta Maffei


In questi momenti mi torna in mente la frase dello scrittore americano Chris Colfer: “There is nothing wrong with you, there’s a lot wrong with the world you live in”. Un mondo che non ci garantisce di essere al sicuro nel momento in cui decidiamo di passare una serata allo stadio con gli amici o perché no, concederci una cena con il nostro compagno o compagna. Un mondo in cui una follia può decidere della tua vita. Ci si chiede se forse, alla fine di tutto, siano gli esseri umani i mostri che attribuiamo alle nostre fantasie.
Guardo ciò che è successo a Parigi e penso solo a una cosa: ho paura.

Jessica Turato


Sono tanti o sono pochi
i morti per i quali ha perso la luce quella torre?
Ciò che dovrebbe portar pace,
da sempre invece la toglie.
Se fossero proclamate sante le parole
invece delle guerre,
forse chissà questo senso di pietà che mi avvolge
sarebbe solo carità.
Così ciò che non vediamo diventa grande
e l’uomo sempre più piccolo,
è come la libertà,
sta affondando da sola in questo abisso,
ma domani i cori di solidarietà diventeranno echi
di un mostro non sconfitto
e si apparecchia un’altra guerra,
un altro morto sarà vinto
da questa oscena
meschinità.

Gabriele Puglisi


Non bisogna in questi giorni dimenticare che Martin Luther King ha dichiarato che è stata la fede a dargli la forza per andare avanti nei momenti più bui della sua lotta. Ciò per ricordare che la fede non è malvagia o buona. La fede è una forza. Una forza che può essere a disposizione di un uomo buono o malvagio. L’unica religione da temere è quella del guadagno, che ha permesso ancora una volta che l’occidente e la Russia venissero attaccati con armi occidentali e russe.

Emanuele Ciccarino


Nel sentire la voce dei cronisti alla radio, il forte senso di straniamento iniziale si è alternato per qualche secondo all’incredulità. Poi è arrivata l’angoscia, ascoltando disorientato il susseguirsi degli eventi. Infine le immagini della televisione mi hanno confermato che l’unica cosa da fare è fermare il rincorrersi dei pensieri. Cercare di capire cosa succede, ascoltare e non cedere agli istinti che provocano le efferatezze di cui l’uomo è capace. Poi, in un angolo della pancia, è arrivata anche la rabbia verso lo sciacallaggio mediatico.

Alessandro Bonfante


La luce intermittente di un semaforo che urla nella notte la sua normalità
Mentre il suono delle sirene sconvolge la sua quiete
E in bocca il sapore metallico del sangue
E al tatto ogni cosa perde linfa e calore
Senti l’odore della paura che dilaga ovunque per la città?
Non può essere umanità, questa.
Non può essere vita.
Le luci delle case, aperte, illuminano Parigi
E le grida, spaventate, sono dei sopravvissuti
In bocca, acida bile di rabbia
Ma un abbraccio ci ricorda ancora chi siamo,
e speri di ritrovare il profumo della quiete.
Vivere nella paura è come non vivere
perché anche dalle ceneri, può nascere un fiore
ci stringiamo, uniti, con compassione e coraggio
Costruiamo insieme un mondo migliore?

Francesca Cantone


Restiamo umani. I fatti di Parigi sono purtroppo l’ennesima dimostrazione di quanto la vita sia effimera e di come morire sia sempre troppo facile. È difficile trovare una spiegazione e l’impossibilità di capire ciò che è successo rendere questi eventi così cruenti ancora più tragici.
Che Parigi permetta di aprire gli occhi su un mondo ancora troppo segnato da guerre e scontri violenti e di riacquistare quell’umanità che da troppo tempo sembra perduta.

Sara Faroni

Alessandro Bonfante

Direttore editoriale di Pass Magazine da ottobre 2017, in redazione dal 2014. Laureato in lingue per il commercio e laureando alla magistrale di editoria e giornalismo.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

sedici + otto =