Raccontare il cancro ai bambini: il dottorato di Alessia Silvestrin

Alessia Silvestrin raccontare il cancro
Alessia Silvestrin
Tempo di lettura: 3 minuti

Alessia Silvestrin, ex studentessa di Editoria e Giornalismo all’Università di Verona, si racconta a Pass, in un viaggio tra letteratura e scienza.

Dalle montagne di Trento fino alla fredda Bristol, passando per Verona. Questa è la strada intrapresa da Alessia Silvestrin con la letteratura come filo conduttore. Ha iniziato da poco un dottorato in Gran Bretagna e si occupa di illness narratives.

Abbiamo chiesto ad Alessia di raccontarci la scelta di intraprendere questo percorso ed i consigli per chi volesse scegliere di continuare gli studi dopo la laurea.

Quale è stato il tuo percorso universitario? E tale percorso ha influito su ciò che stai svolgendo ora?

Ho iniziato frequentando la facoltà di lingue moderne a Trento. Terminata la triennale, ho continuato gli studi facendo un master in editoria e giornalismo a Verona. Infine sono volata a Bristol, in Inghilterra, per iniziare il dottorato. Nello specifico, mi occupo di “Illness narratives“.

Il mio percorso universitario è stato importantissimo per il dottorato che sto svolgendo. Lingue moderne mi ha insegnato come analizzare in profondità un testo letterario, cogliendone i più piccoli particolari. Il master mi ha reso più consapevole di ciò che leggo e mi ha insegnato ad utilizzare il linguaggio più adeguato ad una determinata occasione.

Ci puoi spiegare più nel dettaglio di cosa si occupano le tue ricerche?

Mi occupo di illness narratives, una branca della letteratura in medicina. Nella fattispecie, analizzo la narrazione del cancro nei racconti per bambini. Voglio esplorare come è percepito e interpretato dagli autori il linguaggio utilizzato. E in questo modo capire quale approccio sia migliore per i bambini a cui è indirizzato.

La neuroscienza ci dice c’è un nesso tra ciò che leggiamo e il nostro cervello. Infatti, voglio capire se ai bambini leggere queste storie possa dare un beneficio fisico. Non come cura, ma come aiuto nei momenti difficili.

Non pensi che parlare di certi argomenti a dei bambini possa essere dannoso?

Assolutamente no. I bambini assorbono tutto e vogliono saperne sempre di più riguardo a ciò che li circonda. Se proibisci loro qualcosa etichettandola come “cattiva” faranno di tutto per conoscerla.

Alcuni libri sono così filosoficamente sottili che, anche omettendo la parola malattia, il messaggio a loro arriva comunque.

Ci puoi raccontare come hai scoperto questo dottorato e, per chi non lo sapesse, come si cerca un dottorato?

Sinceramente l’ho scoperto per caso. Dopo la tesi di laurea, grazie anche al mio relatore, ho conosciuto questa branca della letteratura e me ne sono appassionata.

Dopo la laurea mi sono messa in contatto con una professoressa che insegna letteratura in medicina e ho iniziato a lavorare al mio progetto di tesi. In Italia è il contrario: prima bisogna farsi accettare il progetto di tesi e poi ci si mette in contatto con il supervisore.

Quali sono le principali difficoltà nell’iniziare un dottorato nel Regno Unito?

Oltre alle differenze culturali e linguistiche i principali problemi sono economici. Io non ho vinto la borsa di studio, ma mi sono sentita costretta ad iniziarlo ugualmente. Infatti, rientro ancora nel vecchio ordinamento, mentre ora con la Brexit anche noi siamo studenti internazionali. Le tasse crescono del doppio o triplo e i costi diventano insostenibili.

Consiglieresti a tutti un dottorato?

Se si sente la vocazione per un certo argomento consiglio vivamente un dottorato. Bisogna superare le paure e buttarsi, per non pentirsi in seguito.

di Thomas Novello

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