Sangue e fatica: un sogno per cui combattere

Sangue giusto, Francesca Melandri
Sangue giusto, Francesca Melandri
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Francesca Melandri presenta il suo nuovo romanzo “Sangue giusto”

di Elisa Buletti

“Immagina questo: stai facendo un sogno meraviglioso mentre sei appollaiato sui rami di un albero. Devi svegliarti ogni minuto, però. Perché non devi cadere e anche perché vuoi tenere vivo il tuo sogno. Questo vuol dire emigrare.”

Storia, famiglia, politica, immigrazione: questi i temi preponderanti nel romanzo Sangue giusto, presentato dall’autrice Francesca Melandri durante l’incontro alla libreria Feltrinelli di Verona del 20 ottobre scorso. La trama del romanzo ci porta a Roma nell’agosto del 2010. Una donna di nome Ilaria, rincasando, trova sulla porta un giovane dalla pelle nera che, mostrandole il portafoglio, le dice “tu sei mia zia”. Shimeta Iegmeta Attilaprofeti è infatti figlio dell’uomo nato dal padre di Ilaria, Attila Profeti, e da una donna africana conosciuta durante l’occupazione italiana in Etiopia.

Sangue giusto, Francesca Melandri

Sangue giusto, Francesca Melandri

Non si tratta di un libro semplice, è composto da 521 pagine, un numero che l’autrice ha definito indispensabile per descrivere al meglio la vita, lunghissima e contraddittoria, di Attila Profeti, classe 1915. Un personaggio complesso, fascista da giovane, furbo e maestro nello scaricare la colpa delle sue azioni, non sempre corrette, sui suoi famigliari. Ma come si fa a odiare un personaggio così scaltro?  È un romanzo difficile da catalogare in un determinato genere: è storico poiché tratta la storia dell’Etiopia, famigliare dal momento in cui parla di tre generazioni, politico perché parla di fascismo, tema di rilievo nella storia italiana del Novecento. Ma è un romanzo soprattutto attuale poiché concerne il tema dell’immigrazione contemporanea in relazione alle colpe e ai crimini commessi dagli europei all’inizio del secolo passato.

Lo scopo della scrittrice è mostrare la verità attraverso la ricerca storica e “prendendosi cura delle parole”, ovvero eliminando i cliché a cui siamo sottoposti quotidianamente. Entra in gioco il mettersi nei panni degli altri e soprattutto la volontà dell’autrice di non portare una morale, ma di esporre tutti i fatti in modo imparziale, con un punto di vista che non è né bianco né nero, ma “grigio”, aspetto sottolineato più volte durante la presentazione.

Il titolo Sangue giusto si collega in modo chiaro al tema del razzismo. Come si è arrivati alla definizione di un sangue “migliore”? Com’è potuta attecchire l’ideologia fascista negli italiani, popolo di emigrati, consapevoli della sofferenza causata dalla persecuzione razziale? Ma soprattutto cos’è rimasto dopo il 1945, a guerra terminata, dei genocidi, delle morti, degli stupri e dei figli illegittimi?

 

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