ScientificaMente: Bobo la bambola

Bobo la Bambola
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Pass Magazine propone nel mese di gennaio una rubrica settimanale scientifica con quattro articoli di Matteo Novelli su alcuni esperimenti di carattere sociale, psicologico e pedagogico condotti nel XIX e XX secolo. Incominciamo oggi con l’esperimento della bambola Bobo. 

L’esperimento della bambola Bobo è probabilmente uno dei più importanti contributi della scienza dell’educazione. A condurlo fu lo psicologo Albert Bandura nel 1961. L’obiettivo era quello di studiare come possono aver origine comportamenti violenti nei fanciulli in tenera età, basandosi semplicemente sulle interazioni che un attore infiltrato dell’esperimento aveva con un peluche di nome Bobo.

Come primo passo della sua ricerca decise di dividere dei bimbi in età prescolare in tre gruppi. Nel primo venne inserito un collaboratore che aveva l’incarico di prendere letteralmente a martellate un pupazzo di nome Bobo, incitando così i bimbi alla violenza. Nel secondo gruppo un altro collaboratore semplicemente giocava con dei mattoncini Lego non curandosi del peluche, mentre nel terzo erano presenti solamente bimbi che giocavano normalmente tra di loro.

Bobo la Bambola

La seconda fase dell’osservazione consisteva quindi nel condurre tutti i bambini in una stanzetta con giochi vari e neutri, come peluche e modellini, ma anche giochi aggressivi come armi finte. Ciò che si poté osservare a quel punto fu che i ragazzini del primo gruppo manifestavano una maggior aggressività sia verso persone che verso oggetti. Erano propensi a utilizzare armi giocattolo e a romperne altri. È dunque stato riproposto lo stesso esperimento adattandolo a un pubblico campione di adolescenti e, guarda caso, i risultati furono gli stessi. Ulteriori ricerche hanno confermano che un’etnia diversa non ha influito su questi comportamenti.

Grazie a questa ricerca sperimentale sull’aggressività e l’apprendimento sociale, fu quindi possibile dimostrare che l’aggressività nei bimbi può essere appresa per imitazione. Ma le ricerche di Bandura non si fermarono qui: grazie a questa esperienza ha infatti prodotto nuove tesi, secondo le quali le scene violente trasmesse in televisione potrebbero produrre comportamenti imitativi da parte dei ragazzi.

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