Stranamente surreale: Una pezza di Lundini

Una pezza di Lundini
Una pezza di Lundini
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Definizione di surreale: ciò che evoca e registra le sensazioni del subcosciente al di fuori di ogni controllo esercitato dalla ragione e al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.

Valerio Lundini, foto presa da Wikipedia

Nonostante Valerio Lundini non sia un essere subcosciente, bensì un talento con tanto di cappello, guardando il suo programma non si può che pensare al surreale.
“Una pezza di Lundini” nasce, appunto, come “‘na pezza”, una toppa che copre un immaginario buco di trasmissioni, all’interno del palinsesto Rai. Alle 23,30 circa.

All’interno dello show, che dura -quasi- sempre mezz’ora, c’è tutto e non c’è nulla.
L’atmosfera iniziale è quella di un programma classico della Rai: il solito contenitore di musica, interviste, ospiti eccezionali, brevi video e chiamate a casa.
Una “Domenica In” fatta da Buñuel e Dalí.

L’idea al centro di tutto è senz’altro la satira della TV stessa, che prende in giro “mamma Rai”, che distrugge i tempi da palcoscenico in onore del nulla.
Sì, perché, a volte, non accade nulla. Minuti in cui si sfiora il “Ma sarà un errore, o è tutto pensato apposta così?”, per poi tornare inevitabilmente nel “Ah! Il buon vecchio Lundini”.

Il famoso meme tratto dalla trasmissione con la co-conduttrice Emanuela Fanelli

“Una pezza di Lundini” è però pensato in modo millesimale. Ogni sketch, ogni battuta, ogni canzone (suonate dalla band, “I Vazzanikki”) ha un suo perché, che va dalla mera battuta alla citazione più accurata, che in pochi coglieranno.

Gli intervistati escono dal loro ruolo e da tutto ciò che siamo abituati a vedere. Così, un sempre serissimo Carlo Cottarelli, economista, inizia a parlare di scale basate sugli animali, mentre Cruciani e Parenzo iniziano a uccidere il pubblico presente, a causa di una apocalisse zombie.

Una realtà tale, che sembra impossibile sia stata partorita in casa Rai, ma che è sicuramente la sorpresa della stagione 2020/21.

“Una pezza di Lundini” gravita in uno spazio surreale, un sogno in cui mancano tutti i punti di riferimento che conosciamo. Ed è per questo che, forse, riesce a sorprendere così tanto.

Speriamo che non si svegli mai.

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